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Politica linguistica: due anni e mezzo senza confronto
A Innantis, ANS (Assemblea Natzionale Sarda), Corona de Logu, Liberu, Lìngua Bia, Sardegna chiama Sardegna, UNIGCOM (Unione Gioventù Comunista) chiedono confronto sulle politiche linguistiche regionali
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CAGLIARI - «In campagna elettorale l’attuale maggioranza ha assunto impegni precisi sul rafforzamento delle politiche linguistiche. Tuttavia, il percorso che ha portato all’approvazione del Piano di Politica Linguistica (PPL) 2025-2029 lascia aperte numerose questioni. La versione provvisoria del Piano è stata approvata soltanto il 31 dicembre 2025. Nel corso dell’iter, alcune realtà hanno presentato osservazioni e proposte. Successivamente, la II Commissione del Consiglio regionale ha espresso un parere contenente rilievi significativi e proposte di modifica su aspetti centrali del Piano».
«L’analisi del testo definitivamente approvato evidenzia tuttavia che quasi tutte le osservazioni non hanno trovato un effettivo riscontro. Restano aperti temi fondamentali quali la definizione degli obiettivi di lungo periodo, gli strumenti di monitoraggio, il ruolo degli sportelli linguistici, il rapporto con la scuola e, soprattutto, la costruzione di una politica capace di riportare la lingua sarda nei contesti ordinari della vita pubblica. Proprio per questo, nelle scorse settimane, i sottoscriventi si sono confrontati e hanno trasmesso alla Presidente della Regione e alla Presidente della II Commissione una richiesta formale di incontro, con l’obiettivo di aprire un dialogo sulle prospettive della politica linguistica regionale». «Ad oggi non abbiamo avuto risposta. Non si tratta di una questione che riguarda i firmatari della lettera. Riguarda il metodo, e la sostanza, con cui la Regione intende affrontare una materia strategica per il futuro della Sardegna. Le politiche linguistiche sono gestione dei finanziamenti o dei singoli strumenti previsti dalla legge. È necessario definire una visione complessiva che affronti il tema della trasmissione intergenerazionale della lingua, del suo utilizzo nella scuola, nella pubblica amministrazione, nel mondo del lavoro, nei servizi e nelle nuove tecnologie». Rinnoviamo la richiesta di un confronto pubblico con la Presidente della Regione e con la Presidente della II Commissione consiliare. La politica linguistica rappresenta una responsabilità collettiva e richiede il coinvolgimento delle istituzioni, degli enti locali, del mondo della scuola, degli operatori linguistici, delle associazioni e delle forze politiche. «La Sardegna non può permettersi che anche questa legislatura trascorra senza una politica linguistica capace di incidere realmente sull’uso sociale delle proprie lingue» chiude la nota a firma A Innantis, ANS (Assemblea Natzionale Sarda), Corona de Logu, Liberu, Lìngua Bia, Sardegna chiama Sardegna, UNIGCOM (Unione Gioventù Comunista) |
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