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Sara Alivesi
10 dicembre 2008
Emergenza algherese: 100 pasti al giorno
A ritirare le vivande sempre più interi nuclei familiari. «E’ un fenomeno che ci ha colto all’improvviso», dichiara un volontario
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ALGHERO - Talvolta l’atteggiamento dei mass-media verso la notizia rischia di far diventare anche il più insignificante dei casi un pericolo imminente: Emergenza maltempo, emergenza troppe auto o troppo poche auto, emergenza cinema, calcio e via dicendo. Spesso capita che le emergenze vere, come la povertà che colpisce 15 milioni di italiani, siano quasi dimenticate. E anche ad Alghero, spesso, le istituzioni hanno la memoria corta.
Dove sempre meno arriva la politica, impegnata a salvare le aziende in nome dell’italianità o gli istituti di credito dei manager corrotti, c’è una società civile che esiste e si aiuta ancora. La Caritas, in questo senso, è la testimonianza quotidiana della solidarietà. L’organismo della Cei (Conferenza Episcopale Italiana) nato nel 1971 per volere di Paolo VI, è attivo in tantissime città italiane. Tra queste Alghero, dove svolge i suoi servizi da svariati anni. Le attività svolte nel comune catalano comprendono l’accoglienza per i detenuti (di Alghero e dintorni) e per le donne in difficoltà, lo sportello giuridico per l’assistenza legale e la distribuzione dei pasti. In particolare, quest’ultima, rappresenta il cuore pulsante dei servizi svolti quotidianamente dai tanti volontari che partecipano. La media dei pasti del mezzogiorno va dagli 80 ai 100, lunedì scorso si è toccata la cifra allarmante di 120. A richiesta è possibile avere anche la cena. E a ritirare le vivande sempre più famiglie. «E’ un fenomeno che ci ha colto all’improvviso quello dei nuclei familiari. L’utenza fino a poco tempo fa’ era costituita principalmente dalle singole persone cronicamente ai margini della società algherese. Ora è tutto cambiato», commenta una delle volontarie cittadine. La crisi economica e la disoccupazione mostrano già le prime drammatiche conseguenze. In questo triste quadro di miseria crescente e immobilismo da parte delle istituzioni, la città risponde con l’impegno della gente che si mette a disposizione di chi ha più bisogno. Cucina, pulisce e ascolta, anche questo è importante. Fortunatamente sono diverse le attività commerciali che collaborano. Un agriturismo locale fornisce il porcetto ogni lunedì, i rivenditori di frutta e verdura cedono gli articoli più maturi, alcune pescherie e alimentari scontano o regalano della merce. Una catena di solidarietà, un esempio di aiuto e collaborazione che sopperisce ai pochi fondi, perlopiù provenienti dall’8 per mille. La domanda cresce e occorrono nuove forze per sostenere gli sforzi di chi si dedica ogni giorno a realizzare il bisogno primario di ogni uomo: mangiare. Questa è la vera emergenza. Foto d'archivio |
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