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Red
20 novembre 2009
«A San Sebastiano carenza di personale»
La denuncia di Silvestro Ladu, Presidente della Commissione Diritti civili del Consiglio regionale, dopo le quattro ore trascorse con la Commissione all’interno del carcere di San Sebastiano di Sassari

SASSARI - «Pesante carenza di personale militare e civile, sovraffollamento di detenuti e mancanza di occasioni di lavoro per i detenuti. A San Sebastiano abbiamo rilevato le medesime problematiche degli altri istituti di pena che abbiamo visitato precedentemente». Silvestro Ladu, Presidente della Commissione Diritti civili del Consiglio regionale, commenta così le quattro ore trascorse con la Commissione all’interno del carcere di San Sebastiano di Sassari.
«Abbiamo verificato come il secondo piano del carcere, dove dovrebbero svolgersi le attività ricreative non è utilizzato perché necessita di una importante ristrutturazione - prosegue - per cui i 215 detenuti sono concentrati in poco spazio e anche le attività primarie risultano penalizzate». «Gli altri numeri sono allarmanti - prosegue Ladu. Gli agenti penitenziari sono ridotti della metà rispetto all’organico previsto. 80 agenti mentre ne servirebbero almeno 160, così pure il personale civile che, come verificato nelle altre strutture penitenziarie, è ridotto al cinquanta per cento».
«Per far fronte alla carenza di personale civile - dichiara il Presidente della Commissione - nella relazione che proporremo agli organi competenti e al Ministero, vi sarà anche la richiesta di far svolgere i concorsi in Sardegna e non solo a Roma. Questo per evitare che i vincitori del concorso - spiega Ladu - che per la stragrande maggioranza vivono nella penisola, chiedano il trasferimento vicino a casa dopo pochi mesi di lavoro in Sardegna, lasciando buchi paurosi in organico che non vengono mai colmati».
«Anche a San Sebastiano come in altre carceri che non siano colonie penali - afferma - abbiamo verificato la mancanza di occasioni di lavoro per i reclusi. Una attività che, invece, si rende necessaria per consentire loro di trascorrere con un impegno quotidiano le ore della giornata e nel contempo poter guadagnare qualche euro».
«Al ministero, infine, presenteremo anche le problematiche relative ai direttori delle carceri isolane. Infatti - dice - circa la metà di questi risulta essere precario nel ruolo o a scavalco con altre strutture, mentre gli istituti di pena della Sardegna hanno bisogno di direttori stabili e con un’unica sede così da poter programmare attività e interventi a lungo termine».
«L’ultimazione del nuovo carcere di Sassari e la realizzazione di quelli già previsti - conclude Silvestro Ladu - potrebbe consentire a tanti agenti di custodia che lavorano nella penisola di poter chiedere il trasferimento in Sardegna, così pure per riavvicinare alle famiglie i numerosi detenuti in carceri oltremare, senza pensare di portare in Sardegna detenuti speciali di cui, davvero, non abbiamo bisogno».
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