La Finanziaria regionale mette sul piatto svariati milioni di euro per ripensare il sistema aeroportuale della Sardegna. Da Alghero intanto un´intera città aspetta le prossime mosse della Ryanair
ALGHERO - Calma piatta (si fa per dire), dopo la tempesta degli ultimi giorni. A tenere alta la tensione intorno allo scalo algherese è la polemica scatenatasi dopo il summit cagliaritano: da una parte
Alessadra Giudici (presidente della Provincia di Sassari) che denuncia la totale assenza di un progetto costruttivo intorno all'aeroporto Riviera del Corallo, dall'altra
Mario Conoci (assessore al Turismo e coordinatore cittadino del Pdl) che intorno alle parole del Governatore Cappellacci intravede la possibilità di rilancio dell'aerostazione.
Il caso-Ryanair, scoppiato all'indomani dell'annuncio di
Alguer.it dello stop alle prime sette rotte (poi diventate ben 8) da e per lo scalo di Alghero, ha generato la ferma presa di posizione di una intera città. Alle normali contrapposizioni politiche così, è seguito il lamento dei cittadini, degli imprenditori. Perché è impensabile smantellare un consolidato sistema di trasporto (stranamente solo da Alghero e non da Cagliari) senza alternative certe.
Ed è proprio questa l'accusa più forte che arriva all'assessorato ai trasporti regionale da Mario Bruno, capogruppo del Partito democratico, e dallo stesso Mauro Pili, già presidente della regione Sardegna, colui che firmò il primo strategico accordo co-marketing che garantì l'atterraggio della compagnia aerea nell'Isola. Oggi cambiano gli scenari: arrivano dalla Sfirs 127 milioni di euro in quattro anni, con l'obbiettivo di consolidare e incrementare il traffico low cost. Dopo la lettera inviata da Cagliari a Dublino, si attende la mossa targata O'Leary. Nel frattempo la Ryanair amplia il proprio network, inglobando Kos, Rodi e Volos. Alghero aspetta.
Nella foto: il presidente della Sfirs Antonio Tilocca