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Red 14 maggio 2010
Quella maledetta pista ciclabile
In una lettera indirizzata ad Alguer.it, Cinzia Boselli chiede espressamente che possa venir pubblicato, interamente, il suo sfogo
<i>Quella maledetta pista ciclabile</i>

ALGHERO - Dopo circa un anno da quel tragico incidente sulla pista ciclabile di via Valverde, ad Alghero, con l'acquisizione agli atti del Tribunale della prima perizia tecnica, ritorna prepotentemente d'attualità tutta la tristezza di un'intera cittadina per la prematura scomparsa di una ragazza 27enne; una fatalità. Chi non si da pace è Cinzia Boselli, la madre dell'indimenticata Debora, che in una lettera indirizzata ad Alguer.it chiede espressamente che possa venir pubblicato, intermente, il suo sfogo.

«Ho visto e letto diversi servizi negli ultimi giorni (alcuni inesatti) - scrive la Boselli - a me basterebbe solo che qualcuno pubblicasse questa mia lettera, interamente. E' solo il mio pensiero. Mi rendo conto che la mia richiesta è alquanto inopportuna in periodo di elezioni, ma dubito che a mia figlia interessi molto chi vincerà o meno le prossime elezioni... Vogliamo smuovere le coscienze, vogliamo solo giustizia. Non importa se sarà di destra o di sinistra».

Dopo aver letto e visto l'ultimo servizio relativo alla famosa strada che porta al Santuario, d'impulso è scattata nuovamente la rabbia e l’indignazione. E' chiaro che quella strada, cosi sacra per gli algheresi, da quest'anno avrà un significato diverso, soprattutto per me. Saranno molti, ancora, i pellegrini che continueranno a recarsi al Santuario di Nostra Signora di Valverde ma da quest’anno non potranno non farsi delle domande ogni volta che, passando in quella strada, vedranno la lapide di mia figlia. Non potranno certo non chiedersi se la realizzazione di quell'opera valeva una vita umana. A nulla sono servite le 700 firme raccolte dal sig. Luigi Verano e dal Comitato dei Cittadini per impedire la realizzazione della tanto discussa "pista ciclabile" ritenendo che tale progetto non avrebbe certo migliorato la percorribilità in quel tratto stradale così stretto ma, al contrario, avrebbe addirittura peggiorato la funzionalità e la sicurezza stradale. Come poi si è dimostrato.... Sono passati più di 10 mesi da quel terribile 28 giugno scorso, le indagini sono tutt'ora in corso. E' un'agonia. I responsabili di quel maledetto cantiere mi hanno letteralmente distrutto la vita e nessuno di loro si è degnato di scriverci due righe di cordoglio. Non era un animale morto per strada, era mia figlia. La mia unica figlia. Avrebbe compiuto 27 anni una settimana dopo. Aveva davanti a lei tutta una vita da vivere. Una ragazza meravigliosa, solare, me la invidiavano tutti, sempre studiosa, modesta (era un geometra e non lo diceva a nessuno), gentile, generosa, altruista, e si dava sempre un gran da fare per tutti. Lei era la mia ragione di vita e, a causa della loro negligenza, me l'hanno portata via per sempre. Ora, guardando quel tratto di strada mi dico che, certo, la sua moto non andava a 30 km, nessuno rispettava quel limite, ma se ci fossero state le protezioni "esistenti adesso" e se quel gradino fosse stato "segnalato in giallo anche allora", mia figlia non avrebbe perso la vita finendo con la faccia su quel maledetto lastrone di cemento armato lasciato provvisoriamente lì, incustodito, su quel marciapiede. Quel marciapiede, loro, la chiamano "pista".

Spero capirete il mio sfogo.
Cinzia Boselli


Nella foto: la lapide di Debora Piu nella strada di Valverde
12/5/2026
Secondo la ricostruzione emersa in sede di indagini, la vittima, mentre si trovava con la sorella in spiaggia, sarebbe stata importunata da un ragazzo che, dopo averle osservate insistentemente e chiesto invano di sedersi accanto a loro, metteva in atto comportamenti di chiara connotazione sessuale



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