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Luigi Coppola 22 gennaio 2005
Idee per il Rinascimento della Sardegna
Alla Camera Commercio di Sassari il convegno dell’Associazione Sardi Italiani Europei
Idee per il Rinascimento della Sardegna

SASSARI – Rinascimento o cambiamento. Oltre tre ore di dibattito per sviscerare temi non riconducibili ad un mero scambio d’elevate opinioni, né per dare adito a conclusioni di rifacimento. A parte i sillogismi, pochi per la verità, sullo sfondo della vivace conferenza, il convegno organizzato dall’Associazione Sardi Italiani Europei, venerdì ventuno gennaio presso l’auditorium della Camera di Commercio, ha tastato il polso di un processo motorio avviato nella società sarda. A confronto le visioni sull’isola e sull’eventuale ipotesi d’inquadrarne un neo Rinascimento, osservate da cinque sardi “di fuori”, arricchite dalla personale e specifica esperienza professionale. I loro contributi in due giri d’esperienza, sono stati coordinati da Costantino Cossu, responsabile cultura de “La Nuova Sardegna” e sintetizzati da Giacomo Spissu, Presidente del Consiglio Regionale. Introducendo i lavori, il moderatore ha ricordato lo scenario socio politico dell’isola, erede di una struttura economica dilaniata da perdite non più sostenibili in un welfare già arcaico e legato ad una pastorizia transumante che perde colpi, giorno dopo giorno.
Affida ai posteri l’eventualità di definire rinascimentale l’attuale fase storica, G. Maria Bellu, giornalista de “La Repubblica”. Coloro che erano nel Risorgimento, non sapevano di viverlo, ha ricordato il primo oratore, invitando i presenti a riconoscere anche il supposto prologo dell’augurata inversione. L’elezione di Soru governatore di Sardegna, lo start up di Tiscali o vicende politiche minori. Le opposizioni a presunti segreti di Stato, invadenti l’integrità del patrimonio ambientale. Nuove tendenze culturali incarnati nei profeti musicali di Berchidda o nei passaggi letterari duri di M. Fois. Il Rinascimento può essere un prodotto delle idee nelle opere sarde. Una rimozione degli ostacoli a fare le idee. Un’assunzione delle responsabilità individuali da parte di ognuno di noi. Seguendo a ruota il “fare pensiero”, Claudio Piga, economista docente alla Business Shool di Notthingam, cita J. Kerry: “Non chiedere cosa il paese può fare per te, ma tu cosa puoi fare per il paese”. Pragmatismo di un modello economico racchiuso in cinque punti salienti, l’icona sociale del Rinascimento economico. Priorità assoluta la formazione, intesa come industria del sapere, sull’esempio del campus inglese dove egli opera. Un parco scientifico capace di attrarre ogni anno centinaia di studenti asiatici, ognuno dei quali lascia mediamente oltre trenta mila euro annui, in cambio d’elevate specifiche competenze. La riconversione industriale, l’offerta dei servizi pubblici, l’insularità, i brand toccati da Piga che confortato da casi precedenti (sud Galles), ne scorge una possibile applicazione per l’isola. L’iniziazione culturale della prima infanzia è la premura di Bruno Tognolin, cagliaritano autore di prosa e lirica per i piccoli e di produzioni televisive innovative nel suo segmento (“L’albero azzurro” su Rai Uno). Ripercorrendo i temi dell’identità e della diffusione della cultura storica, Pasquale Chessa vice direttore di “Panorama”, evoca Ignazio Pilllittu, grande epigrafista, testimone del Rinascimento Sardo. Accostando l’emigrazione alla diaspora, parola tragica, che biblicamente accosta i sardi ad un popolo vicino, Chessa ripercorre l’itinerario personale. “Il distacco è una sfida. Un giudizio su se stessi: una rottura culturale che ti costringe a fare parte di un qualcosa…” Un colorato diario di viaggio tra passaggi generazionali, tinto dalla mutria nuragica dei sardi, trasformati dall’ardore politico dei Simon Mossa e Mario Melis, alla trasformazione industriale del siam tutti operai. Una ventata fresca d’ottimismo, il rilancio di Chessa che vede quella debolezza trasformarsi in ricchezza. Il rifiuto del complesso d’inferiorità e degli steccati geografici che recintano gli Italiani o i Sardi come “gli altri”. L’ultimo contributo di Marcello Fois, diviene il primo che anima il secondo round dell’assise. Professando il suo attaccamento alla terra, (“…da fuori la Sardegna non riesco a vederla geneticamente..”), lo scrittore rigetta una visione narcisistica dell’isola, ricercatrice d’unicità, spesso folkloristicamente tollerate piuttosto che convalidate com’eccellenze. Parlare della sostanza delle cose, non della crosta. In questo gl’intellettuali non aiutano, spesso fanno comoda sponda politica. Un messaggio chiaro, privo d’ambiguità che distingue fra potere e prestigio, privilegiando quest’ultimo come premio delle proprie competenze, offerte gratuitamente da chi ama la Sardegna e vuole contribuirne al suo Rinascimento. Negl’interventi degli ospiti: Arru (Fondazione B.di Sardegna), E. Pilia (assessore regionale alla cultura), A. Mastino (pro rettore Univ. SS), G. Federap (dirigente Banco), C. Colombino e G. Pinna (imprenditore e storiografo) di Porto Torres le istanze, la voglia di partecipazione ad una fase storica nuova della quale in ogni modo, se n’avverte l’avvio. Il ruolo politico è ricordato dal Presidente Spissu: “C’è una condizione di una grand’energia. Bisogna canalizzarla verso un esito positivo. La buona politica lo può fare. Se sarà Rinascimento lo vedremo fra qualche anno. Ci sono tutte le condizioni…” Lo speriamo tutti.

Nella foto: C. Cossu, G. Spissu, P. Chessa, M. Fois
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