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Monica Caggiari
23 gennaio 2005
Povera Italia e povera Alghero
Nella città catalana c’è una percentuale di poveri rilevante e lo dimostra l’intensa attività della Caritas diocesana e degli organismi comunali preposti all’assistenza sociale
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ALGHERO - All’ospedale c’è arrivata già morta. Ma i medici, che lo scorso 7 gennaio hanno effettuato a Bari l’autopsia sul minuto corpicino di Eleonora, certo non si aspettavano di esaminare spoglie martoriate dalla fame e dalla sete e, pare, anche da botte. Il caso della bambina morta per denutrizione è un triste schiaffo di miseria alla nostra opulenta società, ma non è la regola, almeno così pensavamo. E invece ecco dopo pochi giorni riapparire sulle cronache locali un’altra storia di degrado e indigenza. Un anziano e un giovane, entrambi dell’oristanese, vengono ritrovati morti, probabilmente per l’ondata di freddo, che ha infierito insieme all’età, alle gravi malattie e ad una vita, tra lavori saltuari e senza dimora fissa.
Sale, così, prepotente la vergogna per l’altra faccia del nostro “Bel Paese”, ricca e sprecona, indifferente e superficiale. C’è poi ancora un altro fatto, che s’aggiunge alle numerose storie di chi non sbarca neanche più il lunario. Questa volta si tratta della ricca provincia lombarda, scenario dell’ennesima storia di privazioni e assenza delle istituzioni. Parla il capofamiglia, invitato da Maurizio Costanzo al suo programma mattutino, e racconta come, dopo il fallimento di un’attività artigianale, gli sia stato tolto tutto, anche il pasto serale, al quale i due genitori rinunciano per far mangiare le figlie, una delle quali lavora e con 600 euro al mese è l’unica fonte di sostentamento per una famiglia di 5 persone. E questo sebbene nella nostra nazione tutto vada bene e l’economia, ci dicono, sia in crescita. E nella nostra piccola realtà cittadina? Abbiamo una percentuale di poveri rilevante e lo dimostra l’intensa attività della Caritas diocesana e degli organismi comunali preposti all’assistenza sociale. Molti, certo sono extracomunitari, ma moltissime sono anche le famiglie algheresi, che vivono in bilico sulla soglia di povertà. Lo dimostrano le cifre dei pasti serviti dalla mensa della carità, circa 18 mila nel 2004, un numero che ne attesta l’efficienza, ma anche purtroppo un lieve aumento rispetto al 2003. Secondo il recente rapporto “Vuoti a perdere” della Caritas Italiana tra i poveri e gli esclusi sociali in Italia ci sono anche le famiglie monoreddito con più figli, i diplomati e pensionati. Dai dati raccolti dalle 222 diocesi si evince che la povertà aumenta, espandendosi sotto varie forme, che “si mescolano, assumendo spesso volti nuovi che si affiancano a quelli vecchi”. Dimostrano una minore opportunità economica soprattutto le famiglie, che così si trovano a non aver accesso a determinati servizi, fruibili solo da redditi medio-alti. In crescita vi è anche il numero dei poveri per conseguenze definite psico-sociali, come la flessibilità del lavoro e la depressione. Il quadro che emerge dai fatti di cronaca e dalle cifre delle associazioni ed enti di volontariato si delinea, quindi, come piuttosto complesso. Lo evidenzia anche il direttore della Caritas Italiana, mons. Vittorio Nozza, che ribadisce con forza: «Servono strumenti di lotta alla povertà. Occorrono livelli essenziali di intervento sociale per costruire una rete protettiva universale che aiuti gli ultimi a rientrare in campo e impedisca ad altri di cadere». |
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