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Antonio Sini 29 gennaio 2005
La CSS scive a Renato Soru
«Vogliamo fare appello alla sua intelligenza e sensibilità, perché la sua protesta verso il Governo Nazionale non sia solo di una parte dei sardi»
La CSS scive a Renato Soru

CAGLIARI - La CSS, per mano del suo Segretario Generale Giacomo Meloni, scrive al Presidente Soru, una lettera accorata piena di sentimento Sardo e con malcelato malessere per quanto si sta osservando in questi giorni: attenzione per le industrie, le famose “cattedrali nel deserto”, e poca per il mondo agro pastorale, purtroppo storicamente e perennemente in crisi. Valutazioni di chi si sente trascurato a favore di sigle sindacali storicamente “favorite” nell’interlocuzione, la CSS grida forte il suo disappunto e spera nel recupero del progetto che è e dev’essere Sardegna.
«Caro Sig. Presidente della Regione Sarda - così inizia Giacomo Meloni - forse queste mie riflessioni potrebbero esser scambiate per un semplice sfogo non tanto e non solo di un Segretario Generale di un Sindacato che lotta da 20 anni per il riconoscimento della pari dignità con gli altri Sindacati Confederali che operano in Sardegna; ma queste mie sono le riflessioni di un cittadino sardo che, come Lei, ama fortemente la sua terra. Vorrei che i lavoratori aderenti alla Confederazione Sindacale Sarda, che questo 20 gennaio ha compiuto 20 anni dalla sua costituzione, potessero accompagnarla a Roma nel viaggio di protesta e rivendicazione nei confronti del Governo Nazionale, come da Lei annunciato pubblicamente, Governo di Roma da troppo tempo assente e sordo rispetto alle richieste e alle esigenze del Popolo Sardo. Ma noi, come Lei, caro presidente, non siamo soliti bussare alle porte dei potenti magari anche col cappello in mano, perché i nostri padri ci hanno insegnato a non toglierci “sa berritta” neppure davanti al Re e non certo per mancanza di rispetto verso l’autorità costituita, ma perché siamo orgogliosi e fieri di appartenere ad un popolo sovrano nè i nostri lavoratori accetterebbero mai di avere pagato il biglietto di andata e ritorno a Roma da Mamma Regione, come purtroppo è avvenuto nel recente passato in circostanze analoghe. I nostri lavoratori, come tanti di altre OO.SS, sono soliti impugnare le proprie bandiere e striscioni ed affrontare lo scomodo viaggio in nave, anche perché non tutti possono pagarsi il biglietto aereo per Roma, che per l’importo richiesto dai vettori non rispettosi della Continuità Territoriale, è l’attestato di come i sardi sono a tutt’oggi discriminati e non riconosciuti come cittadini europei. Vogliamo Sig. Presidente, fare appello alla sua intelligenza e sensibilità, perché la sua protesta verso il Governo Nazionale non sia solo frutto di una parte dei sardi, così oggi a noi purtroppo appare, pur condividendo e comprendendo la gravissima crisi del comparto industriale sardo e pur conoscendo le immense sofferenze di chi ha perso o sta per perdere il lavoro nella maggior parte dei casi unica fonte di sostegno delle famiglie. Ma, Sig. Presidente, non ritiene Lei e la sua Giunta che il comparto agricolo – lattiero – caseario sardo non abbia gli estremi di pari gravità? Tali almeno che un atto così coraggioso e grave da parte sua avrebbe meritato pari considerazione per andare con lei a Roma? Rifletta, se ci è permesso con grande umiltà, quante risorse e denaro pubblico si sono riversate negli ultimi 10 anni nel comparto industriale della Sardegna e in modo particolare nel Sulcis/Iglesiente . Forse raggiungiamo la disponibilità di almeno due Piani di Rinascita. Ci stupisce che proprio in quel Territorio, così tormentato e sfortunato, ci siano stati numerosi e prestigiosi uomini politici e sindacalisti con influenze e poteri in Parlamento, in Regione, nelle sedi dove si decide e anche al Governo senza ricadute positive durature!
Molti di questi uomini di potere dovrebbero fare un passo indietro e domandarsi come mai il loro territorio non è cresciuto, come mai molte imprese, sostenute da denaro pubblico, che tenevano a libro paga sindacalisti e politici (troppi) sono fallite; mentre sono cresciute molte posizioni di rendita politica e sindacale! Quale tristezza vedere il Sulcis, ma anche il centro Sardegna desertificato e non sentire nessuna autocritica pubblica degli errori commessi e nessuna dimissione davanti al proprio fallimento! Anzi talvolta si persiste in clamorosi errori come proporre di dare ancora soldi e risorse pubbliche ad Aziende decotte che non riescono a presentare neppure un piano industriale o a riproporre Aziende che per farle esistere bisogna continuare ad indebitare la Regione.
Lei ha grande coraggio a brandire la spada, ma non può essere solo e rischiare di rimanere solo! Non si può perseguire uno sviluppo che non c’è e se c’era era drogato e certo non vi sarà, senza una partecipazione e condivisione delle scelte per un vero sviluppo della Sardegna!
Quando in macchina scendo da Sedilo verso la vallata di Ottana, Prosegue Meloni, e vedo la maestosa ciminiera di quella fabbrica salutata come la rinascita del centro Sardegna, mi sovviene di quante lotte e dibattiti allora su quale sviluppo e mi ritornano in mente i progetti di allora non tutti legati alla chimica, che ora ci lascia per altri siti più convenienti per i Signori delle Multinazionali, ma quei progetti sono scritti nelle carte e nei libri e gridano vendetta verso coloro che li hanno affossati.
Eppure erano progetti che avevano firme internazionali di illustri ingegneri e economisti americani ed inglesi e si parlava di agricoltura e pastorizia con tecniche di avanguardia e con piani di irrigazione da far invidia agli stessi tecnici Israeliani che pure sono i migliori al mondo.
Si preferì la ciminiera di Ottana che resta lì imponente ad indicarci il deserto ed il fallimento, ora ammesso da uomini politici di prestigio come l’On. Pietrino Soddu che avverte “non può risuscitare ciò che è definitivamente morto» – «E’ un capitolo chiuso che è legato a scelte e situazioni di quell’epoca non più riproponibili nel mercato globale dove certi prodotti sono immessi con prezzi assolutamente impensabili se fossero prodotti qui da noi”. La mia invidia, Sig. Presidente, e rabbia “sana rabbia” è che qui in Sardegna i nostri agricoltori sono stati pagati per espiantare vignetti e i nostri allevatori pure per abbattere il bestiame (soprattutto capre e vacche), mentre nelle regioni Italiane (vedi Emilia Romagna) e altre Regioni ricche d’Europa si è scelto di ammodernare l’agricoltura, la pastorizia e l’allevamento in genere insieme alla filiera agro-alimentare che si è dimostrata scelta vincente (vedi le Aziende di Arborea per stare in Sardegna) dove un posto di lavoro costa un terzo di un posto nell’industria chimica e petrolchimica, fabbriche queste ultime che, oltre all’effettivo inquinamento spesso coperto dagli stessi sindaci (vedi Ottana) si sono rivelate fallimentari quando non hanno saputo sviluppare nel territorio le imprese medie e piccole per la lavorazione del prodotto in loco. Quelle fabbriche solo di base hanno confermato la nostra totale dipendenza e non hanno favorito la nascita di una classe imprenditoriale vera. Caro presidente, noi lavoratori della css, forse a Roma non ci saremo, ma, la prego non ci consideri tra gli oppositori o tra coloro che non vogliono il rinnovamento. ci farebbe un grosso torto, ma insieme a noi farebbe un torto a molti sardi che l’hanno anche votata! Noi della CSS andiamo orgogliosi di esser progressisti e lo abbiamo dimostrato nei 20 anni della nostra attività. Vorremo che in Sardegna ci fosse un “Forum” dove poter parlare liberamente, senza essere etichettati – dove poter parlare liberamente dicendo fino in fondo quello che pensiamo – un forum veramente senza rete – dove politici, intellettuali, sindacalisti, giornalisti, cittadini possano esprimere il loro pensiero senza essere classificati pro o contro Soru, perché al primo posto c’è la Sardegna e ci sono i Sardi e tutti noi che amiamo profondamente quest’isola e dove vogliamo - a testa alta – essere i protagonisti della nostra storia, del nostro sviluppo e della nostra felicità. Oggi sono stato all’Assemblea Generale dei Dipendenti Regionali, un assemblea viva, partecipata, combattiva – non mi hanno dato la parola perché non c’era il tempo ed era giusto che parlassero prima tutti i lavoratori. Avrei voluto che ci fosse, Sig. Presidente, non per prendere atto del malumore di quei lavoratori e delle critiche verso il suo operato contro il contratto di lavoro e le decisioni assunte in materia di personale senza concertazione; ma perché si rendesse conto che senza di quei lavoratori non si può cambiare la macchina regionale. Ho l’impressione, conclude Meloni che svolgere il ruolo di apripista (il suo, Sig. Presidente) senza avere alle spalle valide braccia (gli spalatori) si rischia di rimanere soli col proprio Progetto, mentre era chiaro ed è ancora valido il senso del Progetto che è deve essere Sardegna».
Abbiamo volutamente trasmettere il documento nella sua interezza perché la CSS si sente discriminata, chi tutela i lavoratori, qualunque sia la sigla merita rispetto e ascolto, da parte di chi governa, non serve isolare, forse, i deboli, la Sardegna ha bisogno di tutti, e del contributo di tutti per crescere e credere nel suo sviluppo, spesso disatteso, per colpa di una classe politica miope che sovente ha curato la gestione giornaliera della politica, trascurando progetti lungimiranti e con prospettiva certa. Oggi purtroppo per nessuno sarebbe facile gestire la questione Sardegna, esplosa in tutte le sue contraddizioni intrinseche. Soru, politico neofita, spera e crede nel suo progetto, ha chiesto tempo, lasciamolo lavorare, non disdegnando di vigilare sul suo operato.
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