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M.V. 27 gennaio 2011
Giornata della Memoria: lettera alle scuole
Sessantasei anni fa l'Armata Rossa entrava nella città polacca di Oswiecim, che i tedeschi chiamavano Auschwitz, trovando le prove del genocidio nazista nei confronti del popolo ebreo
Giornata della Memoria: lettera alle scuole

ALGHERO - Il 20 luglio 2000 il Parlamento italiano decretò con la legge n.211 l'istituzione della giornata della memoria per ricordare la Shoah, lo sterminio del popolo ebreo. Fu subito indicata la giornata del 27 gennaio, data in cui l'esercito sovietico, l'Armata Rossa, entrò nel campo di concentramento di Auschwitz, scoprendo il terribile orrore che il nazismo aveva perpetrato nei confronti di uomini, donne e bambini inermi e innocenti.

Si ricordano anche le vergognose leggi razziali del governo fascista che fu complice, con il Manifesto della Razza pubblicato il 15 luglio del 1938, del vasto processo di sterminio che, alla fine della seconda guerra mondiale, contò milioni di vittime. Pubblichiamo di seguito e integralmente la lettera inviata dal sindaco di Alghero, Marco Tedde, ai presidi degli istituti scolastici cittadini.

Oggi, 27 gennaio 2011, si celebra la Giornata della Memoria. Un giorno per non dimenticare gli orrori e la violenza dell’olocausto che, se ogni anno si fa più lontano, non per questo diviene meno terribile. In tutta Italia si allestiscono mostre, organizzano incontri, tengono lezioni e questo dimostra come questa sia ancora una ferita aperta nella sensibilità delle persone per le dimensioni dell’orrore. La popolazione di religione ebraica di tutta Europa fu costretta a vivere in ghetti nelle principali città europee e non solo. Pochi i casi che la Storia ricorda come questo nostro passato recente, il Novecento, nel quale si è dato corso ad una ghettizzazione tanto spinta, tanto marcata, caratterizzata dalla costrizione fisica e dalla morte civile di qualsiasi persona di religione ebraica, donna, uomo, vecchio o bambino. Dalla ghettizzazione alla barbarie il passo fu breve e dai ghetti cittadini si passò ai campi di concentramento nei quali furono inflitte le peggiori sofferenze in un contesto di assoluto orrore. Fabbriche di morte oltre che di isolamento e annullamento della persona dove vennero trucidate fra i 13 ed i 19 milioni di persone tra bambini, donne e uomini, uccise e cremate nell’arco di soli 4 anni. Oggi è il momento di ricordare, ma il ricordo dovrebbe essere vivo e presente tutti i giorni dell’anno. Il 27 gennaio non è che una convenzione per focalizzare l’attenzione su una tragedia storica che sicuramente macchia di rosso-sangue il secolo conclusosi 11 anni fa, la cui mostruosità è racchiusa nelle parole che Primo Levi rivolse a Bianca Guidetti Serra: “Leverò, spero, in Italia il numero di matricola che ho tatuato nel braccio sinistro, certificato d’infamia, non per noi, ma per coloro che solo ora cominciano ad espiare”.

Marco Tedde



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