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S.A. 29 gennaio 2011
La lapide della polemica: interviene Michele Pais
Il vice coordinatore cittadino del Pdl risponde alle critiche del consigliere comunale Valdo Di Nolfo sulla lapide ai caduti, e invita a riflettere sui mali del dopoguerra piuttosto che ad acuire le tensioni
La lapide della polemica: interviene Michele Pais

ALGHERO - «C’è da rimanere ogni volta più sgomenti, oltre che preoccupati, a leggere l’ennesimo intervento ideologicamente vacuo e fuori dal tempo che viviamo, sull’infinita rincorsa tra sangue buono e sangue cattivo, tra vinti e vincitori, che ha caratterizzato la ricostruzione “storica” fatta all’indomani della fine dell’ultima guerra mondiale». Così risponde il vice coordinatore cittadino del Pdl, Michele Pais, alle critiche del consigliere comunale Valdo Di Nolfo e indirizzate al Sindaco Marco Tedde per la Giornata della Memoria.

L'esponente del movimento di centro-sinistra Alghero Viva ha accusato l'amministrazione comunale di tenere una lapide in ricordo dei «carnefici di Salò», piuttosto che dedicare manifestazioni ed iniziative alla giornata in ricordo della Shoah. «Eccolo il male del Dopoguerra - gli risponde Pais - non aver compreso che il sangue sparso nella guerra civile italiana richiedeva una purificazione. Purificare significa risanare comunitariamente gli effetti della guerra civile per tornare cittadini della stessa Terra, della stessa Patria. E’ possibile, dunque, fare che ciò accada nell’Italia del ventunesimo secolo? In una civiltà laica e secolarizzata come la nostra, solo un atto laico ma di grande simbolismo come la deposizione di una corona di fiori rappresenta un atto di umana pietà, del riconoscimento degli orrori commessi e non certo una “legittimazione” del fascismo. Questo le famiglie dei migliaia di caduti della Repubblica Sociale Italiana nemmeno lo desiderano».

Cita lo scrittore Cesare Pavese, Michele Pais, nel ricordare «i morti sconosciuti, i morti repubblichini». «Sono questi che mi hanno svegliato - scriveva Pavese -. Se un ignoto, un nemico, diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo, vuol dire che anche vinto il nemico è qualcuno, che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificare chi l'ha sparso».

«Tali riflessioni - conclude l'esponente della Giunta Tedde - non devono però chiudere il cammino di ripensamento, anzi può aprire una via di reciproco riconoscimento tra le parti e può condurre alla conquista di un avvenire liberato dalle categorie dell’ostilità (fascismo/antifascismo)». O come nelle parole pronunciate dall'ex Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi: «Anche a chi decise di combattere la guerra civile tra il 1943 e il 1945 dalla parte della Repubblica Sociale Italiana di Mussolini e non dalla parte della Resistenza va riconosciuto il merito di aver voluto contribuire a tenere unita la Patria».

Nella foto: Michele Pais e Valdo Di Nolfo



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