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Monica Caggiari 31 gennaio 2005
Italia off-limits per gli elettori iracheni
Amarezza tra la comunità algherese
«L’Italia, presente in Iraq per portare pace, libertà e democrazia, non ha agevolato nel proprio Paese quest’importante momento d’espressione della libertà»
Italia off-limits per gli elettori iracheni. Amarezza tra la comunità algherese

ALGHERO - Agli iracheni lontani dal loro Paese è stato possibile votare in 14 nazioni al mondo. L’adesione al voto è stata molto alta, ma non ovunque. Lo sostiene Abdul Khalati, italo-racheno residente da anni ad Alghero, che ha anche rilevato che in Italia non sono stati aperti seggi per gli iracheni. Il dato è sbalorditivo, visto che, come ha segnalato Khalati: «L’Italia, presente in Iraq per portare pace, libertà e democrazia, non ha agevolato nel proprio Paese quest’importante momento d’espressione della libertà».
Il medico italo-iracheno ha poi proseguito segnalando che il suggerimento di andare a votare in paesi confinanti, come la Francia, non poteva essere seguito da coloro che, seppur in regola col permesso di soggiorno, non hanno ancora ottenuto la Carta di Soggiorno, senza la quale non è possibile varcare i confini dello Stato italiano.
Al di là delle critiche vi è anche una sospirata riflessione sulla popolazione dell’Iraq, secondo Khalati ancora immersa nell’incertezza, nonostante l’importante strumento delle elezioni democratiche.
Alla domanda se in queste elezioni prevarranno le correnti politiche laiche o quelle prettamente religiose il medico di Alghero spiega: «Non importa se vinceranno partiti politici di estrazione laica o religiosa. Fondamentale sarà, piuttosto, il gradimento che i vincitori riusciranno ad ottenere dagli Stati Uniti, i quali solo così potranno avere conferme in merito alla politica di «esportazione di democrazia».
Osservazioni lecite, che evidenziano la profonda apprensione di molti iracheni nei confronti di una situazione davvero ancora difficile e che rischia di aggiungere ulteriori delusioni ad un popolo, in balia del retaggio di un passato tra abusi, privazioni e sofferenze. Un trascorso radicato negli animi, che filtra la visione del futuro e che per questo, secondo Khalati, potrebbe anche avere il retrogusto amaro dell’ancora lunga attesa per un futuro davvero e finalmente migliore. «Gli iracheni sono stati coraggiosi e molti sono morti per la libertà di voto. Per questo auguro al mio popolo e ai miei amici e parenti, ancora circondati dall’incertezza, di trovare presto la serenità e la pace che per troppo tempo c’è stata violentemente negata. Voglio fortemente credere che tutto vada per il meglio, anche se c’è il dubbio che l’Iraq possa ancora una volta restare deluso. Magari siamo fuori dal coro, ma restiamo coscienziosamente in attesa».
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