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Antonio Sini 8 febbraio 2005
Giornata della memoria, una pagina non scritta della storia
Il 10 febbraio è la “Giornata Nazionale della Memoria dell’esodo degli italiani istriani e dalmati”
Giornata della memoria, una pagina non scritta della storia

ALGHERO - Per noi la giornata della memoria ha un sapore tutto particolare, la presa di coscienza da parte di chi dopo tanti anni si accorge che una pagina importante della storia d’Italia recente non è stata scritta. Volutamente, aggiungiamo, perché alla fine la verità è saltata fuori con tutta la sua prepotenza, voluta e seguita con tenacia da pochi che hanno creduto, con la forza della sola ragione, di far conoscere a tutti il dramma di un popolo per troppo tempo etichettato “profugo” in maniera spregiativa. Oggi, dopo esserci documentati, dopo aver trovato sott’occhio pagine e pagine di un vuoto storico che non ci fa onore, come cittadini e come ex studenti, sentiamo il dovere di chiedere scusa a un popolo che ha sofferto alla stessa stregua di altri “osannati e giubilati”. Alla fine della seconda guerra mondiale 350.000 italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia, hanno dovuto abbandonare tutto, la casa, i beni, il lavoro, per fuggire dalla furia dell’occupazione slavo-comunista. Ribadiamo 350.000 italiani, che si riversarono in…Italia con tutti i mezzi possibili: vecchi piroscafi, macchine sgangherate, treni di fortuna, carri agricoli, barche, a nuoto e a piedi.
Una fuga per restare italiani, un vero Esodo biblico, affrontato con determinazione. La gente era terrorizzata dalla paura dei rastrellamenti improvvisi, delle delazioni, delle vendette e delle notizie di infoibamenti, di affogamenti e di fucilazioni che la giustizia sommaria di sedicenti tribunali del popolo irrogava a chi era colpevole di essere italiano
Soltanto l'Esodo degli abitanti di Pola si svolse sotto la protezione inglese con navi italiane. Tutti gli altri Istriani, Fiumani e Dalmati dovettero abbandonare le loro case e i loro averi sotto il controllo poliziesco dei partigiani slavi. Coloro che ottenevano il visto per la partenza potevano portare in Italia solo 5 kg di indumenti e 5 mila lire. Dopo lunghe settimane di attesa e dopo implacabili controlli, si poteva salire su un convoglio diretto al confine, cioè verso la libertà. Il viaggio era breve, ma diventava lungo per le continue verifiche dell'OZNA (la famigerata polizia segreta slava). «Nessuno - ha scritto Amleto Ballerini - era mai certo di arrivare alla meta».
Fuggivano in silenzio verso l'ignoto, mentre la stampa slava sghignazzava: "I fascisti scappano come ladri di galline". L'Esodo, la disperazione, è stata ignorata dai nostri governanti. Una vergogna!
All'inizio degli anni '50 De Gasperi e Scelba suggerirono la dispersione degli esuli, perché i giuliani apparivano "nazionalisti pericolosi". Furono attrezzati 109 campi profughi. Gli esuli hanno vissuto per anni, con la fierezza di coloro che hanno fatto una scelta irreversibile, quella di vivere da italiani in Italia. Di essere liberi in Patria.
L'Esodo è stata la ribellione contro le foibe, l'imposizione di una lingua straniera. L'Esodo è stato un dramma di 350 mila persone che hanno abbandonato case ed averi pur di restare italiani. E noi oggi abbiamo l’obbligo di pretendere che la storia venga riscritta, che gli storici non di regime, ma liberi, scrivano tutta la verità su questa pagina oscura per anni dimenticata. “Profugo”, un aggettivo spregiativo ieri, oggi riabilita tanta, troppa gente tradita dalla sua stessa patria. E l’aver visto nei giorni scorsi in televisione un film verità sulla tragedia dei profughi, degli infoibamenti mostruosi, certo sarà dispiaciuto a qualcuno, forse era meglio non sapere, ma in molti hanno pianto, perché hanno rivissuto momenti di verità per troppo tempo nascosta volutamente.
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