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Red
10 febbraio 2005
Lattiero caseario, non il salvataggio contingente ma azioni di filiera
«La crisi di mercato del comparto lattiero caseario ovino in Sardegna - affermano in una nota i dirigenti del movimento cooperativo del comparto lattiero caseario - sta provocando nelle latterie sociali cooperative uno stato di grave tensione con preoccupanti segnali di disgregazione particolarmente evidenti in questi giorni, specie per quanto attiene al problema finanziario»

CAGLIARI - E’ il senso di una iniziativa del movimento cooperativo alcuni giorni dopo un incontro fra il Presidente della Regione e i dirigenti della Confcooperative Ennio Cirina, di Legacoop Antonio Carta, dell’AGCI Fulvio Murgia, della Coopfidi (consorzio fidi regionale Legacoop) e della Consafi (consorzio fidi regionale Confcooperative), Pasquale Funedda e Franco Foddis. Che è anche il direttore della 3A di Arborea. Scrivono adesso in un documento: «La crisi di mercato del comparto lattiero caseario ovino in Sardegna sta provocando nelle latterie sociali cooperative uno stato di grave tensione con preoccupanti segnali di disgregazione particolarmente evidenti in questi giorni, specie per quanto attiene al problema finanziario. Le organizzazioni che questo comparto rappresentano (Legacoop, Confcooperative e Agci) ritengono che il suo rilancio a medio lungo termine non possa limitarsi, così come sembra emergere dagli appelli di alcune cooperative, alla soluzione dell’indebitamento bancario, tanto meno con modalità di salvataggio contingente che altre volte hanno mostrato il loro limite».
Riferendosi a una riunione tenuta da molti presidenti di cooperative lattiero-casearie, le tre organizzazioni continuano: «Nessun intervento a breve termine potrà dispiegare benefici senza essere accompagnato da azioni di filiera mirate, per citare alcuni degli obiettivi, ad ottimizzare i costi aziendali, a diversificare le produzioni, ad aggregare l’attività commerciale e distributiva e a stimolare il formarsi all’interno delle aziende di una corporate governance finora assente. Consapevoli che una simile strategia non può essere lasciata all’autonoma gestione di alcuni amministratori del comparto, animati da slanci di protagonismo personale, le scriventi organizzazioni hanno recentemente incontrato il Presidente della Giunta Regionale Renato Soru col quale hanno condiviso che il recupero del settore può realizzarsi esclusivamente attraverso interventi di sistema».
«Con riguardo al problema del credito, nell’incontro –prosegue la nota - è stato condiviso un piano di intervento coinvolgente il ruolo della Regione attraverso il rafforzamento dei consorzi fidi finalizzato ad un loro più solido intervento sul sistema bancario».
Le organizzazioni fanno il riepilogo dei termini del problema: «L’indebitamento accumulato dalle cooperative nei confronti del sistema bancario, relativo in larga parte alla scorsa campagna 2003-2004 non può essere oggetto di una semplice ulteriore proroga dei termini di rimborso, scadenti in questi mesi. Infatti le banche, chiamate a concedere le nuove anticipazioni per la campagna corrente 2004-2005, vedrebbero crescere il loro rischio senza alcuna contropartita, in quanto le garanzie rappresentate dal pegno sul prodotto in magazzino, dalle fideiussioni dei soci e dalla canalizzazione delle vendite già assistono i prestiti in essere. La campagna corrente 2004-2005 può quindi essere sbloccata soltanto subordinatamente ad una radicale definizione del debito pregresso. Il debito maturato da ogni cooperativa viene trasformato dalla banca in un mutuo a lungo termine (orizzonte temporale di 10 anni) rimborsato in prima istanza dai soci della cooperativa (secondo lo schema del prestito partecipativo) e garantito a 1° richiesta dai confidi cooperativi. L’operazione, che è in corso di approfondimento tecnico con gli istituti di credito interessati, consente perciò di realizzare, insieme allo scopo prioritario del ripianamento del debito pregresso, altri obiettivi che collocano l’intervento al di là di un salvataggio contingente, in un’ottica di politica di sviluppo e di sistema: il frazionamento del rischio complessivo, che in parte si trasferisce dal sistema bancario ai confidi, ai soci delle cooperative ed alla Regione per il suo ruolo di indirizzo e di rafforzamento dei confidi; la ricapitalizzazione delle imprese cooperative, effetto di per sé meritevole di attenzione ed oggi reso maggiormente appetibile dalla prossima entrata in vigore del nuovo accordo di Basilea 2 e che porta le imprese a migliorare il proprio rating; la possibilità di ripianare in un arco temporale di diversi anni le perdite che in molte delle cooperative coinvolte nella crisi potranno derivare dal calo del prezzo del prodotto a fronte dei costi fissi di produzione».
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