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Luigi Coppola 16 marzo 2005
Teatro, elogio dell’estasi nella Fedra di Ritsos
Una superba Elisabetta Pozzi chiude la rassegna di prosa CEDAC al Teatro Verdi di Sassari. Con la regia di Francesco Tavassi e le musiche di Daniele D’Angelo, il monologo dei poemetti mitologici scritti dal poeta greco nell’esilio di Leros
Teatro, elogio dell’estasi nella Fedra di Ritsos

SASSARI – L’aveva raccomandato nella prolusione allo spettacolo, al pubblico in sala, di lasciarsi andare al flusso delle parole. Versi e musiche che raccontano un amore talmente grande e impossibile da toccare gli estremi dell’oblio umano, trapassarne i confini del delirio. Così Elisabetta Pozzi è Fedra, icona del Mito greco celebrato da vari autori, fra i quali anche il nostro D’Annunzio. Quella di Yannis Ritsos, diretta da Francesco Tavassi, per le scene d’Alessandro Chiti, i costumi di M. Rosaria Donadio, non ha né luogo né tempo.Un poemetto carico di poesia: in un’ora di recitazione, fonde testo e suoni, vibranti, oltre le normali percezioni, quelle selezionate da Daniele D’Angelo. Secondo una legge di beltà, in cui si può ricostruire l’anima di Fedra, fra spasmi inesauribili, intrecci erotici, un flusso onirico di versi fluttuanti in una sceneggiatura noir da quadro d’arte contemporanea. Nonostante il testo impegnato, la lirica intensa, il linguaggio è più semplice dell’immaginabile. Fedra è donna dell’antica Grecia, ma della moderna Europa che annovera sigarette, frigo e sangue nel suo lessico universale. Il risultato è un osmosi di tensione alta che tiene lo spettatore in bilico sino al termine, salutato da un ovazione. Libera l’applauso sino allora legato e lo stupore per il tempo fermatosi e rapidamente finito. La generosità dell’artista prosegue in via esclusiva nel suo camerino, concedendosi in una mini conferenza stampa, promessaci prima dell’esibizione. Signora Pozzi, lei è di casa in Sardegna (a Nora ne “La notte dei Poeti” 2000, Medea di C. Wolf nel 2001). Il suo carisma mitologico si fonde nel carattere isolano. Anche al Teatro Greco di Siracusa era stato forte il consenso. C’è un’essenza insulare nelle sue recitazioni? Annuendo con un sorriso: «…In realtà la cosa di questa fusione di rapporto è la Magna Grecia, che nelle isole italiane ha radici fortissime allungate in questi duemila anni. Quando si torna su questi luoghi, c’è una complicità naturale. E’ una rivisitazione del mito, non una semplice recitazione. E’ come se le pietre, la terra che calchi, ti ringraziassero. Di conseguenza anche i suoi abitanti. Più sei serio nella parte, più senti questo coinvolgimento». Gli autori classici, da Pirandello ad Ibsen e Cechov, fanno parte del suo DNA. Ha in progetto altre produzioni su questi filone o c’è un nuovo personaggio, autore che le piacerebbe interpretare? «…Nella mia carriera, che è iniziata a quindici anni, ho praticamente recitato quasi tutti gli autori, sia vivi sia morti, sempre esclusivamente in teatro. Per la prossima estate stiamo allestendo ancora Ritsos con ‘Il funambolo e la luna’, un poemetto che implica l’apporto di tre clown. Animano un piccolo circo con altri personaggi in questa lingua poetica antica e contemporanea con le musiche di Daniele D’Angelo…». Dopo questa tournèè nel nord Sardegna cosa l’attende, quando pensa di tornare sull’isola? «L’anno prossimo riprenderemo ‘La donna del Mare’ (in programmazione allo Stabile di Torino ndr). Questa estate vorremmo continuare pure Fedra e a Nora sarebbe bello tornare. In ogni caso dieci giorni, seppure di sola vacanza, in Sardegna sono assicurati…». Nella attesa di riapplaudirla presto, Fedra conquisterà i cultori del sentimento, mercoledì sedici marzo ad Olbia. Altre repliche del poema saluteranno il circuito CEDAC a Tempio giovedì diciassette, ad Oristano il diciotto, sabato diciannove a Capo San Lorenzo. Domenica venti la puntata di Quartu S.Elena presso la scuola media in via Turati. L’ultimo spettacolo sarà lunedì ventuno marzo al Teatro Comunale d’Ozieri.

Nella foto: Elisabetta Pozzi saluta il pubblico
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