Così Michele Piras, Coordinatore regionale Sel Sardegna, in riferimento all´annunciata chiusura dello stabilimento Alcoa di Portovesme entro sei mesi
CAGLIARI - «La chiusura dello stabilimento Alcoa di Portovesme segna l'ennesimo colpo inferto a un territorio, già fortemente provato dalla crisi industriale ed occupazionale. Di fronte al dramma che si apprestano a vivere circa un migliaio di famiglie non si può che stare - senza se e senza ma - dalla parte dei lavoratori».
Così Michele Piras, Coordinatore regionale Sel Sardegna, in riferimento all'annunciata
chiusura dello stabilimento Alcoa di Portovesme entro sei mesi. «Va detto - a chiare lettere - dice Piras - che c'è chi sapeva che quanto accade in queste ore sarebbe potuto accadere».
«Lasciare l'Isola e il suo residuo apparato industriale in balia delle strategie di mercato delle multinazionali - russe o americane che siano - equivale a un disastro colposo che racconta ancora dell'inadeguatezza di un Governo regionale che avrebbe potuto e dovuto pensare per tempo a costruire alternative concrete - sul piano industriale e occupazionale - per il Sulcis e per il resto dell'Isola».
«Ed invece agli annunci ed alla propaganda segue sempre il nulla - secondo Michele Piras - l'inattività, l'incapacità di rimettere al centro del dibattito un progetto di sviluppo per la Sardegna. La chiusura di Alcoa è l'ennesima buona ragione per la quale il presidente Cappellacci dovrebbe riflettere bene sull'opportunità di rimettere il mandato nelle mani degli elettori».
Nella foto: Michele Piras