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S.A. 17 gennaio 2012
La disoccupazione è donna in Sardegna
Un quadro preoccupante quello dello scoraggiamento femminile in Sardegna. La Cisl chiede l´istituzione di un Dipartimento interassessoriale sulle politiche familiari
La disoccupazione è donna in Sardegna

CAGLIARI - «L’eliminazione delle cause che impediscono alle donne sarde l’accesso e la permanenza al lavoro è un provvedimento ormai improcrastinabile. La Regione se ne deve fare carico al più presto». Questo l'appello della Cisl sarda nelle parole della segretaria regionale Oriana Putzolu che rilancia le Pari opportunità e la famiglia quali «temi di cui la politica sarda non riesce a cogliere valore economico e rilevanza socioeducatica».

Per questo chiede un Dipartimento interassessoriale sulle politiche familiari che «non solo è necessario ma anche urgente». Il sindacato individua in due fattori le principali cause dell’allontanamento delle donne sarde dal lavoro: la crisi economica generale e l'impossibilità di conciliare impegni lavorativi e familiari. E ne differenzia le responsabilità: «se la crisi richiede il concorso di numerosi soggetti esterni e interni, la politica di conciliazione richiama totalmente la responsabilità della Regione». Anche le ultime rilevazioni Istat (terzo trimestre 2011) fotografano il malessere femminile: 218 mila donne non cercano e non sono disponibili al lavoro, e figurano inattive 290 mila donne su 455 mila inattivi in assoluto tra le persone in età lavorativa.

E seppur i dati statistici relativi ai tre trimestri 2011 le vedano spuntare contratti a tempo indeterminato in numero superiore ai maschi, il riferimento è a settori caratterizzati da notevole mobilità lavorativa e scarsa stabilità occupazionale. «Come dimostra - si legge nella nota - l’andamento trimestrale dei lavoratori avviati/cessati nel terzo trimestre dell’anno scorso, a fronte delle 33 mila lavoratrici che hanno trovato lavoro, sono uscite dalla produzione ben 40.842».

La grande crisi economica, inoltre, e le oltre mille aziende che hanno dichiarato lo stato d’emergenza lavorativa nel 2011 contraggono sempre più le già ridotte possibilità di lavoro femminile, nonostante un livello culturale anche più elevato rispetto alla media maschile. Ma sullo scoraggiamento femminile pesano in particolar modo anche l’assenza di servizi socioassistenziali in grado di assicurare adeguata tutela dei parenti anziani e dei minori - compito normalmente assolto da madri, figlie e sorelle – gratuitamente o a costi accessibili soprattutto per le famiglie monoreddito, temporaneamente disoccupate e in cassa integrazione.
18/1/2026
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