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S.A. 20 febbraio 2012
Saluto del Rettore Giovanni Melis
Il testo dell´intervento del Rettore dell´Università di Cagliari, Giovanni Melis, questa mattina (martedì) al Teatro Lirico. Il Rettore consegnerà al Presidente della Repubblica il sigillo d´oro dell´Ateneo
Saluto del Rettore Giovanni Melis

ALGHERO - Il testo dell'intervento del Rettore dell'Università di Cagliari, Giovanni Melis, questa mattina (martedì) al Teatro Lirico, nel corso del convegno organizzato dall'Università di Cagliari alla presenza del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Il Rettore consegnerà al Presidente della Repubblica il sigillo d'oro dell'Ateneo, la più alta onorificenza accademica.

Signor Presidente, autorità, colleghi, cari studenti, signore e signori,
Sono veramente onorato di porgere il più cordiale benvenuto da parte di tutta la comunità accademica cagliaritana. L’Ateneo di Cagliari ha una storia centenaria, iniziata nel 1620 con il privilegio reale di fondazione di Filippo III di Spagna. Nel 1847 la comunità accademica cagliaritana fu protagonista nel sostenere la riforma di Carlo Alberto, che con l’unificazione degli ordinamenti giuridici realizzava la cosiddetta “fusione perfetta”, prologo importante nel processo che avrebbe portato all’unità d’Italia. Gli studenti, i docenti ed il personale tutto dell’Ateneo furono altrettanto compatti nel contestare qualche tempo dopo le politiche sabaude che tendevano a ridimensionare l’Ateneo di Cagliari ed a sopprimere quello di Sassari. Pericoli che intravediamo ancora nelle logiche sottese a diversi provvedimenti ministeriali, a partire dalla cosiddetta riforma Gelmini. Nell’anno dell’Unità d’Italia l’Ateneo di Cagliari contava 173 studenti, iscritti in gran parte alla facoltà di medicina. Con quasi 2.500 addetti è diventata la più importante struttura di alta formazione e di ricerca dell’Isola. Nelle sue aule si sono formati i giovani che hanno costituito nelle istituzioni, nelle imprese, nelle professioni il nucleo portante della classe dirigente che ha trasformato negli anni del regno e successivamente della repubblica la società e l’economia regionale. Attualmente gli studenti sono circa 33.000 ed ogni anno se ne laureano più di 4.000. Nella realtà regionale l’università è stata ed ancora è un potente strumento per alimentare l’ascensore sociale. Negli ultimi cinque anni, il 41% dei laureati proveniva da una famiglia i cui genitori non erano in possesso di un diploma di Scuola media superiore. L’università è anche un grande ponte virtuale che collega l’isola con il resto del mondo, sono centinaia i rapporti di collaborazione didattica e scientifica, gli scambi di ricercatori e studenti con Atenei di Paesi europei ed extraeuropei. Viviamo e condividiamo le preoccupazioni dei giovani per il loro futuro in un sistema europeo che fatica a ritrovare unità d’intenti per rispondere alle sfide dei Paesi emergenti, in un’Italia ove la capacità di produrre nuova ricchezza ristagna da oltre un decennio, circostanza che ha concorso a minare la fiducia sulla stessa possibilità di onorare il debito sovrano. Nell’isola la crisi è ancora più grave. La competizione globale intacca una struttura produttiva che ha consentito nel tempo di distribuire redditi alla collettività in misura ben superiore alla sua capacità di creare ricchezza. Il tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, non è sostenibile, crolla il reddito disponibile per le famiglie. Il Paese ha risorse culturali, ingegno e capacità produttive da valorizzare meglio, a partire dal contributo dei giovani, mortificati dalle rigidità del mercato del lavoro, dalle difese corporative e spinti verso l’emigrazione. Sulla base di astratti modelli teorici, oggi si vorrebbe, anche, vanificare il valore del titolo di studio. Siamo convinti che, nella moderna società della conoscenza, l’impegno nello studio, lo sforzo per migliorare le competenze, la cultura e la realizzazione della propria personalità rafforzino le possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro e contribuiscano a formare il capitale umano necessario per operare con competitività per la crescita sociale ed economica del territorio. I dati empirici evidenziano che i tassi di aumento del PIL e la capacità di fronteggiare la crisi sono più alti nelle nazioni nella cui popolazione è più elevata la presenza di laureati. Trovare lavoro è difficile per tutti, ma è sicuramente meno difficile per i giovani in possesso di una solida preparazione universitaria. Tale considerazione va diffusa fra le famiglie e nella stessa classe politica, chiarendo i pericoli insiti in modelli di vita, tanto enfatizzati dai media, quanto effimeri, e riprendendo le politiche di sostegno al diritto allo studio dei meno abbienti, che non sono soltanto un diritto, ma un investimento la cui valenza sociale ed economica viene spesso sottovalutata. Il dovere di operare per realizzare condizioni di vita migliori, l’importanza dello studio e della conoscenza sono valori in cui credette la generazione che ci ha preceduto, realizzando la rinascita del dopo guerra, valori per i quali si affrontarono grandi sacrifici. Occorre comprendere le difficoltà dei giovani ed essere altrettanto altruisti ed illuminati nell’adottare i provvedimenti necessari per contribuire ad evitare il degrado del Paese. Vorrei evidenziare che l’università, i cui difetti sono stati enfatizzati dai media, sta dimostrando di possedere comunque le risorse culturali, professionali ed etiche che stanno rigenerando l’immagine internazionale del Paese. In questi anni di crisi il sistema universitario ha dovuto fronteggiare i tagli nel fondo di finanziamento, i vincoli nel turnover, le penalizzazioni retributive e normative al personale docente e T.A, la contrazione del sostegno al diritto allo studio. L’Ateneo, ma potrei dire gli Atenei Sardi, con la lungimirante collaborazione realizzata con la Giunta ed il Consiglio regionale non ha ceduto nella sua missione, anzi ha migliorato la qualità dei risultati nella didattica e nella ricerca. È nostro obiettivo strategico rafforzare il sostegno allo sviluppo del territorio.
Sentiamo il dovere di essere il riferimento scientifico e culturale d’eccellenza per la realtà territoriale, a partire dalla città di Cagliari, pronti ad intervenire a sostegno delle iniziative di sviluppo (la riconversione del polo petrolchimico di Portotorres con la green economy è l’ultimo esempio), ed aperti alle interrelazioni internazionali. Un’attenzione particolare intendiamo riservare allo sviluppo della collaborazione con le realtà socio-economiche e culturali dell’area mediterranea. Signor Presidente, insieme con gli Atenei del Mezzogiorno, siamo fortemente preoccupati per l’impostazione prefigurata in un decreto legislativo in gestazione che condiziona il reintegro del turnover all’entità delle tasse versate dagli studenti. In assenza di correzioni che considerino adeguatamente le specificità operative e territoriali dei diversi Atenei, con tale misura si rischia di vanificare l’oculata politica di bilancio degli ultimi anni, indispensabile per garantire la concorsualità necessaria per riconoscere i meriti dei ricercatori e per evitare la drastica riduzione degli organici ed il grave ridimensionamento del sistema universitario regionale. La realtà sociale ed economica dell’Isola non consente il livello della tassazione praticato nelle aree continentali più ricche, né intendiamo partecipare alla corsa all’aumento delle tasse. Nelle realtà economicamente più deboli, le politiche di aumento delle tasse non sarebbero efficaci per l’evidente calo di iscrizioni che ne deriverebbe. Si rischia di accentuare il condizionamento del reddito posseduto nell’accesso ai gradi più alti d’istruzione, in contrasto con la carta costituzionale. È grave, inoltre, che si continui ad ignorare il fatto che nel Mezzogiorno la percentuale di studenti totalmente esonerati per motivi di reddito non è confrontabile con quella degli Atenei delle realtà territoriali più ricche del Paese. Non tutti sanno che nel nostro Ateneo oltre il 25% degli studenti in corso è esonerato per reddito dal pagare le tasse e che l’integrazione perequativa, pur prevista dal D.P.C.M. del 9 aprile 2001, non è mai stata erogata. Il governo nazionale con il Piano per il Sud ha assegnato risorse importanti agli Atenei meridionali. Quelle destinate a Cagliari e Sassari consentono di ridurre lo storico divario con le aree più ricche del Paese, fare un deciso salto di qualità, dopo tanti anni, nelle strutture per la didattica, la ricerca e l’attività sanitaria, nei servizi di ospitalità per il diritto allo studio. Potremo così operare decisamente meglio. Ci auguriamo che progetti così importanti trovino al più presto concretezza con la disponibilità delle risorse. Signor Presidente, con grande piacere Le abbiamo consegnato il sigillo d’oro del nostro Ateneo, intendiamo ringraziarLa per l’attenzione costante che pone ai problemi dei giovani, dei precari, dei senza lavoro, della cultura e dell’Università. Il Suo sostegno dà forza alla speranza di superare presto la crisi ed incoraggia gli sforzi di tutte le componenti dell’Ateneo per migliorare la formazione delle giovani generazioni e per ampliare le conoscenze scientifiche e tecnologiche da trasferire al sistema delle imprese e delle istituzioni; in sintesi dà forza alla nostra missione di contribuire al progresso economico e sociale dell’ Isola. Grazie.


Nella foto: Giovanni Melis



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