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Red 13 ottobre 2012
Quel vento appiccicoso del berlusconismo
L’archittetto urbanista, Sandro Roggio, curatore di un bellissimo libro, «Paesaggi perduti», veste i panni dell’antropologo e dello psicanalista per tentare di spiegare la sudditanza culturale della sinistra alla ideologia berlusconiana, che nell’economia del mattone trova la sua peggiore rappresentazione. E interviene sul «Modello Alghero»
Quel vento appiccicoso del berlusconismo

ALGHERO - Cominciato su Alguer.it e ripreso da Sardegna Democratica, il dibattito sul «Modello Alghero» ha elaborato la tesi di «berlusconismo antropologico» che avrebbe lasciato un’impronta indelebile sulla società civile, anche di sinistra. La discussione dopo aver raggiunto il suo culmine polemico con gli interventi dello scrittore Marcello Fois, a cui si deve la formula del PTT, partito trasversale terzo che starebbe facendo le sue prove generali proprio col «Modello Alghero», oggi si arricchisce di una nuova riflessione giocata su un ampio spettro culturale. La firma è di Sandro Roggio, architetto e urbanista a cui spesso capita di ragionare come un filosofo, curatore di un bel libro e un titolo bellissimo «Paesaggi perduti. Sardegna bellezza violata» edito dalla Cuec. Per Roggio il «berlusconismo antropologico» si sente come un «vento appiccicoso» ormai «entrato dappertutto, forse perché è un modo di pensare che c’era già».

Spiega Roggio su Sardegna Democratica scegliendo il sintomo della mancata difesa del territorio sardo come indice dello stato culturale del paese: «I modi più determinati del berlusconismo, entrato nella pelle, riguardano l'uso del territorio che si manifesta con una aggressività smodata quasi dappertutto nel Paese. Le Regioni di sinistra magari non toccano il fondo e stanno un po' più su in quel solco, ma è chiara l'affinità con B. quando decidono di legiferare sul tema. Berlusconi dixit e, oplà, tutti dietro (qui in Sardegna, laboratorio della destra, arriva nientemeno Ghedini per un incontro a Villa Certosa in una stanza delle feste riordinata per l'occasione). Basta dargli un'occhiata al Piano casa di Cappellacci e si capisce lo spirito che lo ha animato, roba che tocca il fondo nel solco e scava. La cosa buffa e che qualcuno a sinistra ha pensato che fosse emendabile non immaginando che sarebbe stato impugnato dallo stesso governo di B. Temo che sia vero».

Per Roggio si tratta di un bruttissimo sintomo, il segno di un male che ormai ha minato persino il nesso ultimo e il valore culturale e politico della Autonomia dei sardi. Spiega: «Io, lo dico sbrigativamente: vorrei non avere dubbi sulla diversità della sinistra, qui e altrove, ma comincio a essere scettico e non capisco perché nessuno spiega i fatti concreti su cui si sollevano dubbi in Sardegna - come fa da un po' con giusta ostinazione Marcello Fois. Il caso Alghero, ad esempio, così discusso non solo in questo sito e con risvolti incomprensibili: come la delibera del Consiglio sulla circonvallazione di cui ha scritto su questo sito Carlo Mannoni. Non meriterebbe di essere discusso in modo da eliminare ogni sospetto? Cosa si aspetta a farlo uscire dall'aura protettiva che si richiama alla specialità de l'Alguer?»

Ma Alghero non è sola, attacca Roggio chiedendosi come giudicare la delibera del Consiglio regionale sugli stagni? Risposta: «Un mostro di destrezza anti Ppr che sembra ispirato dalle leggi più sprezzanti dell'epopea berlusconiana, per cui il Molentargius è una pozzanghera come Ruby la nipote di Mubarak. Come ha votato la minoranza e perché si è differenziata non l'ho capito, dato che solo un parte piccola dei consiglieri (Sel) ha votato contro. Qual' è - lo chiedo con molto rispetto - il senso delle astensioni?»

Lasciano un sapore amaro, il sapore del pessimismo, le conclusioni dell’architetto, che dopo aver cercato spiegazioni della persistenza del «berlusconismo antropologico» come urbanista, filosofo e politico finisce per chiedere aiuto alla psicanalisi: «Ecco, penso che ci sia bisogno di chiarezza tenendo nello sfondo un dato ineludibile: l'uso del territorio è la questione più scivolosa, c'entra sempre qualcosa nei malumori di maggioranze e minoranze nei palazzi delle Regione. Dagli anni Settanta è così. C'è bisogno di chiarezza, facendo almeno quel passettino indietro e entrando finalmente nel merito delle dimissioni di Soru che guarda caso hanno a che fare con l'urbanistica. Le ragioni di quella crisi cruciale - dopo che si è fatto finta di non capire che i nemici più fieri del Ppr stavano nella coalizione di centrosinistra - se spiegate potrebbero servire a capire, perché le rimozioni non fanno bene come sanno anche i dilettanti della psicanalisi».

Nella foto: Sandro Roggio
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