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Stefano Idili 2 giugno 2005
La festa di quale Repubblica? Quella che verrà...
Qui da noi niente sembra poter minimamente intaccare la classe al potere, di qualsiasi colore essa sia. Le dimissioni in Italia sono una cosa sconosciuta. E comunque, quando si è obbligati a lasciare il proprio incarico, la nuova poltrona in qualche altro ente è già pronta
La festa di quale Repubblica? Quella che verrà...

ALGHERO - Il 2005 vede l’Italia festeggiare i 59anni della Repubblica e i 60anni dalla Liberazione. Grande soddisfazione traspare dalle parole dei rappresentanti degli organi istituzionali italiani per questi anniversari. Ed in effetti vivere in una Repubblica democratica è proprio bello. Ci sono i parlamenti con i rappresentanti politici, gli organi di controllo e i cittadini che con le elezioni fanno in modo che si realizzi il percorso democratico. Ma andando oltre i cerimoniali e le parate militari sembra che la linfa vitale della Democrazia, cioè l’efficace e automatico ricambio tra varie parti politiche al potere, non sia ancora così radicato nel Bel Paese. La Democrazia di una Repubblica parlamentare funziona in modo piuttosto semplice. Chi ha la maggioranza dei voti dei cittadini governa, chi no fa opposizione. Semplice. Ancora più facile con il tanto sbandierato “sistema maggioritario” ( oramai non più tanto di moda), dove le forze in campo sono prinicipalmente due: destra e sinistra. Ma l’elezioni politiche in Italia per il rinnovo del parlamento, del senato e soprattutto per la conseguente nomina del Primo Ministro si svolgono ogni cinque anni. Troppi, sembra oramai il parere diffuso tra le varie forze politiche. Infatti, straordinari possono essere i cambiamenti imposti dalla storia in un arco temporale così lungo. Ed è possibile che durante il quinquennio la maggioranza politica del paese possa essere messa sotto esame, e non esserci più, dalle elezioni amministrative, che come accaduto di recente in Italia possono coinvolgere 14 regioni su 20, più della quasi totalità dei cittadini, considerando anche le provinciali e le comunali. Ma qui da noi niente sembra poter minimamente intaccare la classe al potere, di qualsiasi colore essa sia. Le dimissioni in Italia sono una cosa sconosciuta. E comunque, quando si è obbligati a lasciare il proprio incarico, la nuova poltrona in qualche altro ente è già pronta. Ma niente riempie maggiormente il cuore di sapere che la Democrazia esista e si manifesti ancora in maniera preponderante: in Germania, due ore dopo (!) il risultato elettorale del land Nord Reno-Vestfalia, Schoereder aveva dato le sue dimissioni, annunciando le elezioni anticipate per settembre. Mentre tutti abbiamo assistito in Francia alle dimissioni (!) del primo ministro Rafferin appena egli si è reso conto della debacle referendaria subita sulla Costituzione Europea. E’ evidente che ai valori democratici non ci si può aspirare, o si hanno o niente. Il vaccino contro le dittature, di qualsiasi colore, lo hanno dovuto fare tutti in Europa e ciò sarebbe dovuto servire per non contrarre più quella brutta malattia. Forse non basta la storia, la memoria è troppo offuscata dai bisogni di tutti giorni, è così il popolo deve essere educato a credere nella politica ed essa stessa deve dare fiducia ai propri cittadini, e non solo quando gli fa comodo. Una nazione che non ha come linee guida dei forti principi meritocratici e libertari, derivanti da una reale democrazia, non può avere futuro. Se non casuale e sempre chino ai poteri forti che irrimediabilmente saranno sempre lì, a governare.


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