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Antonio Sini 6 settembre 2005
Ma chi deve pagare il mondo dorato dello sport e dello spettacolo?
Regione sotto accusa, l’Assessore Pilia e il Governatore Soru devono fronteggiare un messaggio mediatico che li vede protagonisti in negativo: “uccidono lo sport e lo spettacolo”
Ma chi deve pagare il mondo dorato dello sport e dello spettacolo?

ALGHERO - Lo scontro iniziò a ottobre dello scorso anno, quando la regione annunciò tagli alle sponsorizzazioni alle società sportive. E’ ripreso ancora quest’anno dopo che sono stati divulgati nuovi giri di vite per tutti. Ma i tagli non hanno riguardato solo lo sport ma anche gli spettacoli, che vedevano protagonisti nomi celebri (leggi Fiorello ad esempio, che ad Alghero non è atterrato!). Bene, il pianeta sport è in subbuglio, le società che avevano messo nel conto “entrate certe” si vedono costrette a rivedere piani di “budget”. Mamma Regione, con le sue borse capienti, ha sempre dato e distribuito a pioggia a tutti. Difficile pensare che la solfa non riprendesse. Si lamentano tutti, tutti quelli che dalla regione hanno sempre avuto: dalla serie A di calcio, agli organizzatori di spettacoli di intrattenimento e di folklore. Un rebus, un bel putiferio da gestire soprattutto sul piano dell’impopolarità che in esso è contenuto, il messaggio “mediatico” che purtroppo sta passando è che Elisabetta Pilia (Assessore) e Renato Soru sono contro lo sport e lo spettacolo. Ma la verità non sta solo da una parte. In Sardegna ci sono da tenere presenti almeno due considerazioni, una che riguarda il bilancio, che deve fronteggiare emergenze che si chiamano eventi atmosferici, blue tongue, peste suina, contributi all’agricoltura colpita da siccità o da gelate, contributi alle imprese in difficoltà, edilizia sanitaria, scolastica, corsi di formazione lavoro ecc…, la Sanità, un pianeta che presenta un buco di disavanzo spaventoso che è totalmente a carico dei Sardi. Già, perché se non si starà entro il tetto riconosciuto dal Ministero della salute (e non ci staremmo!), i sardi saranno chiamati a pagare di tasca con nuove tasse, l’appianamento del deficit. Ed ecco che chi governa, scopre di avere una coperta troppo corta per coprire tutti. Tradotto: non ci sono le risorse per poter far fronte a tutte le sponsorizzazioni così come erano concepite prima, non ci sono soldi da erogare a go gò per tenere la gente sopita ma divertita! Il termine che ora pervade tutti i settori è razionalizzazione delle risorse. Come lo sport agonistico, professionistico, poteva rimanere fuori da questo discorso, che seppur duro da metabolizzare è reale? Agli Algheresi è dispiaciuto non aver potuto applaudire il signor Fiorello (cantante show man), perché non c’era garanzia sul cachet da parte della regione, ma pensare che in tasca di un ex animatore di villaggi turistici di mezza Italia, potevano andare a finire soldi pubblici, magari da destinare ad altri settori della vita produttiva della nostra regione non è certo dispiaciuto. Si è continuato a vivere anche senza di lui. L’ideale sarebbe che questi spettacoli, che comunque radunano tantissimi spettatori, si auto-finanzino con il costo del biglietto.
Lascia costernati il fatto che squadre composte da giocatori professionisti chiedano alla Regione soldi, tanti, per pagare “attori” che talvolta sono stra pagati. E’ ora che si capisca che società professionistiche che sono S.p.a., sono un’impresa a tutti gli effetti. Se l’imprenditore non è in grado di fare impresa non si deve avventurare verso l’incognito. Ognuno deve sapere dove si sta spingendo e dove le forze della propria Società lo autorizzavano ad arrivare. I voli pindarici oggi non sono permessi, si faccia una seria riflessione su tutto e si pensi si traslare il “discorso” su tutto: i “giocattoli” si deve essere in grado di gestirli e pagarli con le possibilità che le Leggi dello stato consentono: cercare nel privato le sponsorizzazioni, che risultano essere una spesa detraibile, fare “società” nell’accezione del termine, cercare di contenere le spese e moralizzare l’ambiente, che purtroppo ha costi esorbitanti, e l’uomo della strada non lo concepisce più.

Nella foto l´assessore regionale Elisabetta Pilia
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