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D.C. 21 maggio 2014
Ad Alghero, la mostra non mostra di 10 artisti
In corso l’opera è il titolo della mostra che sabato, negli spazi del blublauerspazioarte di Alghero, vedrà dieci artisti impegnati a mettere a nudo, nel il processo creativo di un’opera, che precedere l’incontro con il pubblico, insieme a tutte le emozioni ad esso collegate
Ad Alghero, <i>la mostra non mostra</i> di 10 artisti

ALGHERO - All’interno della rassegna “Zip mostre lampo”, da poco inaugurata ad Alghero, sabato 24 maggio blublauerspazioarte lascia spazio a “In corso l’opera”, una esposizione collettiva curata da Mariolina Cosseddu e Roberta Filippelli. A partecipare all’evento, gli artisti Pietruccia Bassu, Valentina Daga, Elisa Desortes, Ef, Alessandra Filippelli, Roberta Filippelli, Mario Fois, Gianni Nieddu, Laura Piras e Michèle Provost.

Costoro saranno tutti impegnati a mettere a nudo «quell’ansioso e contraddittorio processo creativo che precede l’incontro con il pubblico e che in tale occasione diviene tema della serata». Come precisa Mariolina Cosseddu infatti, “In corso l’opera” non è né una mostra, né una esposizione, «perché nulla viene esposto», né “un’incompiuta”, quella romantica condizione intermedia cioè in cui le opere si generano e non giungono mai alla soluzione finale, per motivi vari e imperscrutabili. È piuttosto un’azione performativa corale, durante la quale viene svelata l’intimità del progetto in corso d’opera e tutte le emozioni ad esso legate.

L’intento di Roberta Filippelli è quindi quello di cambiare le carte in tavola e propone un’immersione dentro una fucina di idee, sperimentazioni, progettualità sospese, che si accumulano e si rincorrono in uno spazio saturato di liquida creatività. In tal modo la galleria vivrà un’anomalia istituzionale: il ritmo incalzante di lavori in corso contaminerà gli accadimenti, confondendo così artisti e pubblico e generando perplessità e contrastanti riflessioni.

«Ai canonici vuoti - commenta Cosseddu - si sostituisce la piacevole vertigine dell’horror pleni, all’ordine artificioso, la spiazzante presenza dell’artista in libera ideazione, al silenzio da protocollo il rumore di un’attività che sprigiona energie e frustrazioni, ripensamenti e colpi di scena. Il tutto all’interno di un gioco diventato reale metafora di una condizione complessa e mai del tutto appagante di ciò che le mostre, solitamente, non dicono».

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