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Romano Papa
8 settembre 2003
Uno su mille ce la fa…
Per quanto riguarda il caso della malasanità algherese forse davvero uno su mille ce la fa’, purtroppo, a trovare il coraggio di denunciarne i fatti, divulgandoli, anche se poi rimangono come sempre senza risposta
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È trascorso quasi un anno dalla presentazione del settore L.U.C.I.A di Stella Nascente, che tenta di sensibilizzare il rispetto verso i malati ed i disabili, ciò nonostante dall’ambiente sanitario e ospedaliero continuano a giungere notizie di svariati disservizi e, ritengo cosa assai più grave, di una pesante mancanza di quello specifico senso logico e umanitario che dovrebbe caratterizzare invece un certo “marchio inossidabile” della Sanità, pagata pur sempre dalla comunità.
È pur vero che “la squallida macchia” potrebbe riguardare solo una minimissima parte degli operatori, ma a volte può bastare una sola “mela marcia” per far saltare tutto un sistema come la Sanità, delicato com’è. Proprio per particolareggiare questo aspetto, ogni volta che affronto l’argomento della malasanità, premetto sempre grande riconoscenza e ringraziamenti ai tantissimi operatori che svolgono "sul serio" il loro mestiere, operatori che alla fin fine risultano essere anche i più preparati e che non hanno perciò bisogno di scendere in basso per evidenziarsi. Non sono di molto tempo fa le notizie relative a delle formiche che amavano bivaccarsi nei pannoloni di un degente e la storia di “Lucio”, che, al pari di Lucia e di tanti altri, ha potuto constatare come si può morire senza dignità o per mancanza di apparati tecnici (carenze amministrative) e/o per assenza di comprensione (carenze di civiltà), situazioni che mai e poi mai l’autore di queste indegne imprese accetterebbe minimamente per sé e per i suoi cari: risulterebbe davvero “un caso da studiare attentamente…”. E perché mai dovrebbero accettarle supinamente coloro che non sono gli autori e/o i loro parenti? Ecco che allora, seppur sporadicamente, qualcuno reagisce e rende pubblica la sua sacrosanta rimostranza. “Uno su mille ce la fa’…” recitava una canzone interpretata da Gianni Morandi, e - nel caso della malasanità - forse solo uno su mille ce la fa’ – purtroppo – a trovare il coraggio di denunciarne i fatti, divulgandoli, anche se poi rimangono come sempre senza risposta. Forse questa forma di ritrosia, di “omertà”, frammista al timor riverenziale per dipendenza esistenziale verso il curante, sono dovute proprio a questo apatico ed incomprensibile silenzio istituzionale, che rende di conseguenza fattibili delle situazioni angosciose. Ma, prima o poi, tutto si sconta: chi semina vento raccoglierà sicuramente tempesta! Lo spero tanto. Ritengo infine, e lo sottolineo, che l’umiliazione più sconcia che un individuo possa infliggere ad un suo simile in fin di vita si concretizza con l’arroganza di un “diritto non previsto da nessuna etica umana”: quello di togliergli la possibilità di morire tra la confortevole presenza di almeno un suo familiare… e non mi si venga a raccontare ancora la fantasiosa storia dell’organizzazione, questa la si può ricercare meglio e altrove! Semmai trattasi di disorganizzazione mentale…! Il medico senza frontiere Gino Scarpa ha insegnato ed insegna! Pur sotto le bombe, in una tenda, senza medicinali né attrezzature, ha basato e continua a basare la sua preziosa opera in fase curativa senza perdere mai di vista il rispetto della dignità dell’essere. Quel rispetto della dignità che, in una civiltà moderna, si auspica venga finalmente considerato, anche e particolarmente verso i moribondi ed i defunti: tutti lo saremo prima o poi! |
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