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Antonio Sini 26 settembre 2003
Il fermo biologico costringe la nostra marineria alla sosta forzata
Nel mentre arrivano d’oltre Tirreno e dalla Sicilia grossi pescherecci che approfittano del fermo biologico per fare razzia nei nostri mari
Il fermo biologico costringe la nostra marineria alla sosta forzata

Il fermo biologico sta creando in città malumori e mugugni. Entrato in vigore il 21 Setteembre, costringe la marineria Algherese a tenere le barche ormeggiate al porto, poiché è impedito loro di effettuare la pesca a strascico. Uno stop forzato che durerà 45 giorni, e costringe gli armatori a “osservare”il mare ancora buono per pescare gamberoni, scampi, scomparsi dal mercato ittico.
“Non è possibile ,si afferma, rimanere ormeggiati mentre si potrebbe tranquillamente pescare, i contributi la regione li riconosce solo ai pescatori imbarcati e non anche agli armatori che si vedono così danneggiati due volte, una prima per il mancato guadagno, la seconda per i mancati sussidi”. La legge regionale che prevede il fermo biologico in questo momento della stagione è stato più volte contestato dai pescatori professionisti, che fanno notare come la presenza in città di turisti nella bassa stagione, impedisca loro di immettere sul mercato gamberoni e scampi che troverebbero sicuri acquirenti.
Il mercato della domanda è presente ad Alghero ma l’offerta da parte dei marinari e assente: quasi una beffa! “ Ci pensa spesso il mare, afferma un armatore dalle rughe profonde e dalla pelle inequivocabilmente “arsa” dal sole, in compagnia di altri formanti una specie di capannello, a costringerci al fermo in porto. Se si contano quante giornate rimaniamo alla fonda in porto aspettando il bel tempo, ci si rende conto che il “fermo biologico” imposto dalla regione è anacronistico. Il brutto tempo, le mareggiate, di libeccio e di maestrale sono un fermo forzato”. La cosa clamorosa, che sotto certi aspetti ci porta a capire con questi uomini, che nulla chiedono se non di lavorare ora che si può, è che a pescare nelle nostre coste, sino a 12 miglia, possono arrivare i pescherecci anche di grossa stazza che arrivano dalle coste Tirreniche e dalla Sicilia, e approfittano del fermo biologico per fare razzia nei nostri mari. Un’altra verità è che la grande distribuzione e i mercati, di certo non aspettano gamberoni e gli scampi e quant’altro dai pescherecci che affrontano spese e hanno dipendenti a bordo, la grande distribuzione si serve di gamberi argentini, calamari che arrivano dalla Spagna, spigole e orate che arrivano dagli allevamenti che sono produttivi tutto l’anno e a portata di tasca delle famiglie per il costo “dimezzato” del prodotto rispetto al pescato della marineria professionistica. Ma se gli armatori non sorridono, i marinari imbarcati si “godono “ 45 giorni di ferie”, pagate dalla regione. Non si intravedono soluzioni, gli armatori vorrebbero che il fermo si spostasse di un mese, o fosse eliminato del tutto, i pescatori imbarcati, costretti a un lavoro duro e impegnativo non si pronunciano!



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