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Red 5 settembre 2006
Decoro in vita e in morte: lettera di Elisabetta Boglioli
Decoro in vita e in morte: lettera di Elisabetta Boglioli

ALGHERO - «L’estate è passata o quasi. Probabilmente per alcuni non è stata delle migliori almeno sotto il profilo meteorologico e si sentirà gabbato, ma speriamo ora in un settembre dolce e mite, che regali ai turisti e a noi residenti la possibilità di godere ancora del centro storico della città, delle spiagge e delle pinete. Certo è che parlare di godere è una utopia se consideriamo lo stato di abbandono e degrado in cui versa la città. Nessun angolo più o meno caratteristico, nessuna pineta, nessuna spiaggia, niente è stato risparmiato dalla invasione della spazzatura, dalle discariche a cielo aperto, tutto ciò causato dall’inciviltà dell’uomo residente o turista che sia. Come si fa a consentire che una città come Alghero, vocata profondamente al turismo, sia esposta al ludibrio, alla umiliazione delle critiche e dei giudizi severi emessi dai turisti in partenza, riguardo al decoro e alla pulizia della città. Gabbati! Varie lamentele a riguardo, pubblicate anche su quotidiani regionali, purtroppo rendono testimonianza. Peccato! A proposito, sarebbe opportuna e doverosa, una “capatina” di un dirigente dell’assessorato all’Ecologia, di un dirigente dell’assessorato all’Ambiente, di un responsabile della Slia, nell’area retrostante, limitrofa al campeggio “Porticciolo” nella rada omonima. Occhio non vede, cuore non duole, dice una massima, ma impossibile restare indifferenti e inoperosi, alla vista dello scempio ambientale e all’attentato alla salute pubblica che si sta consumando in quel sito. Da rimarcare che il campeggio ospita turisti che vedono…… Più vicino alla città, quest’estate il “piatto forte” sono state le manifestazione canore presso l’anfiteatro del Palazzo dei Congressi.E il “contorno”? Erbacce secche a rischio incendi, alberi di acacia che invadendo Viale Burruni rendono impraticabili i marciapiedi che lo costeggiano, off limits per passeggini con bambini, carrozzine di invalidi, o più semplicemente chi si avventura in una pedalata. Mah! D’altronde in questi ultimi mesi molte voci si sono levate da parte di diversi quartieri della città: S. Agostino, La Pivarada via degli Orti, Fertilia, Mamuntanas. Ma c’è un quartiere che, forse a malincuore per qualcuno, fa parte della città. E un quartiere che non ha voce, non ha nessuno che lo rappresenta ma sono in tanti. Però al suo immenso silenzio una voce và data. Qualcuno ha detto ”la cultura di un paese si misura in base al rispetto che si nutre nei confronti degli anziani e dei defunti”. Agli anziani riserviamo sempre un luogo, ma perché del luogo del dolore, del ricordo, del silenzio non c’e rispetto? L’area che oggi rappresenta la nuova ala del Camposanto, ospita una struttura di recente costruzione. E’ circondata ancora dai detriti e dai materiali inerti prodotti dalla sua realizzazione. Le erbacce fanno da contorno e da ricovero a tanti topolini di campagna, alle cavallette, alle cicale. Almeno la musica è assicurata! Quando si accompagna qualcuno ad occupare quell’ultima dimora, è necessario fare le gimcane per districarsi tra erbacce, fossi e pietre, lacrime permettendo…. Anche agli operatori preposti al servizio, viene difficile operare in quel disordine dantesco. Inoltre pare, che a causa di lavori in corso, forse per la realizzazione di altri tumuli, la terra rimossa sia stata scaricata sui tumuli adiacenti, assieme alla ruspa! Va bene, tanto l’occupante del tumulo non ha voce non può protestare. C’e bisogno di ricordarlo che in questi luoghi il rispetto, l’attenzione ed il decoro sono d’obbligo e sacrosanti? In vita, tutti paghiamo le tasse, almeno in morte vorremmo avere i benefici derivanti da quei pagamenti, e, visto che si impegnano tanti fondi per onorare quelli che sono e che saranno, è altrettanto importante e doveroso impegnare fondi per onorare coloro che sono stati!».

Elisabetta Boglioli
Dirigente Arcobaleno di Stella Nascente

nella foto la strada che costeggia il Calik



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