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Sara Alivesi 24 ottobre 2015
Suolo pubblico: resa dei conti ad Alghero
Senza sviscerare le questioni tecniche del nuovo regolamento, i due peccati originali dell'amministrazione comunale sono stati due: non darsi i tempi giusti per accompagnare il cambiamento; e la mancanza di controlli sistematici. Di questo e altro si parlerà nell'assemblea di Confcommercio martedì prossimo


ALGHERO - Il suolo pubblico è diventato molto più spesso quello della discordia ad Alghero. Una "guerra dei tavolini" come l'ha ribattezzata Alguer.it che negli anni è stata terreno di scontro aperto tra le amministrazioni comunali che si sono succedute e i titolari degli esercizi commerciali. Fino ai gesti più eclatanti da parte di qualcuno: chi ha minacciato di darsi fuoco a Sant'Anna, chi si è incatenato ad un gazebo, chi ha optato per lo sciopero della fame. Nessuno, fortunatamente, ha fatto sul serio ma il problema è sempre stato molto sentito in una città che vive prevalentemente di turismo per qualche mese all'anno e in quel breve periodo lo spazio esterno dei locali diventa oro solo a nominarlo.

I fatti di cronaca citati risalgono a qualche stagione fa quando la deregulation regnava sovrana, ma, a ben vedere, del nuovo regolamento licenziato dal Consiglio comunale (tra le proteste dell'opposizione che ha presentato recentemente un'interrogazione [LEGGI]) negli ultimi giorni del 2014 [LEGGI] [GUARDA], poco o nulla si nota. Situazione pressochè immutata nelle zone più sensibili, dal porto alle piazze, salvo rarissimi casi. Una rivoluzione, dunque, quella annunciata dalla Giunta Bruno e approvata in fretta e furia alla vigilia di Capodanno che per molti si può ridurre al luogo comune "si stava meglio quando si stava peggio"; per altri alla famosa frase del libro "Il Gattopardo": "bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla".

Senza sviscerare le questioni tecniche (e discutibili) della normativa - dai doppi poligoni all'utilizzo delle piazze, dal limite dei metri quadri alla frontalità - i due peccati originali dell'amministrazione comunale sono stati essenzialmente due: non darsi i tempi giusti per accompagnare il cambiamento; e la mancanza di controlli sistematici (stesso discorso per gli arredi [LEGGI]). Così da una parte ci si è trovati a luglio con alcune attività ancora prive delle concessioni; e dall'altra si è assistito più ad una dichiarazione d'intenti che ad un regolamento assimilato e rispettato dagli esercenti. Di questo e molto altro si discuterà martedì 27 ottobre nell'assemblea convocata da Confcommercio che farà un primo bilancio, accompagnato da un documento da sottoporre all'attenzione dell'esecutivo [LEGGI].

Qualche aspetto lo anticipa il presidente Massimo Cadeddu: «qua o non funzionano gli uffici o il regolamento è troppo difficile da applicare: la stagione inizia ad aprile e in quel periodo oltre la metà dei concessionari non aveva il suolo pubblico» [LEGGI]. E ancora un'altra richiesta dei commercianti sarà quella di valutare meglio le singole porzioni di territorio: «le esigenze di una piazza non sono quelle di un'altra, ogni contesto va analizzato come piccoli piani particolareggiati» insiste il numero uno dell'associazione. Infine l'altro punto è privilegiare i progetti d'insieme, ossia l'accordo di più esercenti che insistono su una stessa zona: «solo così - conclude Cadeddu - si dà una voce prioritaria alla categoria».


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