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S.A.
11 dicembre 2015
Agroalimentare, boom export per aziende sarde
Nei primi 6 mesi del 2015 le esportazioni hanno registrato un +9,3% rispetto al 2014 con un giro d'affari di 92 milioni di euro. Punto debole è il dato sulle chiusure
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CAGLIARI - Pane, pasta, dolci, vini, birre, carni, formaggi, pesci sono solo alcuni dei prodotti dall'agroalimentare artigiano sardo che ha registrato un boom nell'export: nei primi 6 mesi del 2015 le esportazioni hanno registrato un +9,3% rispetto al 2014 con un giro d'affari di 92 milioni di euro. Il tutto è realizzato dalle 3.615 imprese artigiane della Sardegna che producono 183 prodotti tradizionali sardi.
Questi sono i dati sulla Sardegna del dossier dedicato all’“Artigianato Alimentare-Speciale Natale”, elaborato dall’Ufficio Studi Nazionale di Confartigianato, sui numeri del terzo trimestre 2015 del Ministero delle Politiche Agricole e Alimentari e dell’Istat. In ripresa anche le vendite: il dato nazionale segna una crescita, positiva seppur flebile, dello 0,5% rispetto a tutti gli anni passati. Il dato non positivo, anche se il settore è da annoverare tra quelli che dal 2008 regge meglio la crisi, è dato dalle chiusure: il saldo è di 47 imprese chiuse equivalenti a un -1,3% su base annua. «Gli indicatori delle vendite e dell’export dell’agroalimentare artigiano sardo sono positivi ma ci vuole cautela e tanto lavoro - afferma Maria Carmela Folchetti, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna – occorre poi capire se questi segnali siano l’effetto trainante dell’Expo; rimane il fatto che il valore aggiunto registrato dal settore è stato dello 0,67%, risultato molto importante per un settore che ha potenzialità enormi». «Il punto negativo – continua la Folchetti – rimane quello della chiusura delle imprese per il quale non possiamo ritenerci soddisfatti. Il comparto è sano è bisogna crederci e investire». “«Crediamo e confidiamo molto nel nuovo piano per l’internazionalizzazione presentato da poco dalla Regione – aggiunge la Presidente – perché è necessario agevolare e promuovere la capacità di esportazione delle imprese sarde». |
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