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Red 24 febbraio 2020
Capitale italiana della cultura: San Sperate ci prova
«Un lavoro di condivisione che richiede ulteriore impegno, ci prendiamo più tempo», dichiara il sindaco Enrico Collu, che punta al titolo per il 2022


SAN SPERATE - Dopo giorni di proficui incontri con le associazioni ed i protagonisti del mondo culturale, San Sperate, il paese-museo dove è nato Pinuccio Sciola, ha deciso di prendersi più tempo per partecipare alla corsa per il titolo di Capitale italiana della cultura 2022. «Il lavoro di condivisione con tutte le molteplici realtà regionali caratterizzate dalla forza che i piccoli paesi esprimono, e che vogliamo interpretare, richiede ulteriore sforzi e impegno», ha dichiarato Enrico Collu, sindaco di San Sperate fin dal 2012.

«Davanti alla ricchezza e molteplicità delle proposte arrivate, si rischiava infatti di lasciare indietro idee e progetti troppo importanti. Abbiamo così deciso di prenderci più tempo e, in comune accordo con le associazioni protagoniste, continueremo il lavoro avviato al fine di coinvolgere tutti i progetti, compresi quelli che ci stanno pervenendo tutt'ora anche dal mondo imprenditoriale isolano, che facciano realmente di San Sperate la futura Capitale Italiana della Cultura»¸ prosegue il primo cittadino.

Inaspettato, lo slancio e la partecipazione della comunità speratina, e non solo, alla candidatura del titolo ideato dal Ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo: «Crediamo fortemente nell’energia manifestata dai gruppi di lavoro e da tutte le forze politiche di San Sperate - ha commentato Collu - Cultura significa lavoro, economia, sviluppo, aspetti fondamentali su cui la nostra Amministrazione già da anni ha dimostrato non solo impegno, ma anche investimenti. Cultura, all’interno della nostra comunità, significa anche partecipazione, condivisione, dibattito. Per questo voglio ringraziare la Fondazione Sciola, che ha garantito la massima disponibilità, insieme a tutte le nostre associazioni culturali che in questi giorni hanno fatto sentire forte e chiara la loro voce. Il loro futuro e sviluppo si intreccia ineluttabilmente con quello del nostro paese-museo».
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