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Red 19 agosto 2020
Lella Costa, omaggio a Franca Valeri
La verve ed il talento istrionico di Lella Costa per “La vedova Socrate”,che debutterà in prima regionale questa sera sul palco de Lo Quarter, ad Alghero, sotto le insegne del Cedac, per approdare domani nell´area archeologica di Nora, a Pula; venerdì al Teatro di Monte Sirai, a Carbonia; sabato nella piazza centrale di San Giovanni di Sinis


ALGHERO - Omaggio a Franca Valeri (icona della commedia e del cinema italiano) con la mise en scène de “La vedova Socrate”, intrigante originale monologo scritto dall'attrice milanese (che lo interpretò per la prima volta nel 2003) su “istigazione” di Giuseppe Patroni Griffi e liberamente tratto da “La morte di Socrate”, di Friedrich Dürrenmatt (per gentile concessione di Diogenes Verlag AG), nell'Isola sotto le insegne del Cedac nella versione di Lella Costa, per la regia di Stefania Bonfadelli (produzione del Centro teatrale bresciano con l'Istituto nazionale del dramma antico, da un progetto di Mismaonda). La pièce che sposa ironia e filosofia debutterà in prima regionale oggi (mercoledì), alle 20.30, sul palco de Lo Quarter, ad Alghero, per la Stagione di Prosa 2019-2020 firmata Cedac.

Appuntamento poi domani, giovedì 20 agosto, alle 20, nell'area archeologica di Nora, a Pula (nel cartellone del 38esimo festival “La Notte dei poeti”. La tournée nell'Isola proseguirà venerdì 21, alle 21.30, al Teatro di Monte Sirai, a Carbonia (per le “Notti a Monte Sirai”), per concludersi sabato 22, alle 21.30, nella piazza centrale di San Giovanni di Sinis (per il Dromos festival).

Costa plasma la “sua” Santippe con le parole di Valeri, restituendone il sottile umorismo e la critica alla società (a cominciare dalle discriminazioni contro il genere femminile e non a caso la moglie di Socrate medita di dedicarsi a sua volta alla scrittura di un nuovo “Dialogo” di cui sarebbero però protagoniste le donne). Nel suo ricordo, anche Alcibiade (oratore e personalità di spicco nella realtà politica di Atene e della Grecia del V secolo a.C.), pur tra luci ed ombre come il commediografo Aristofane non vengono fuori proprio bene. Ma in questa sua dissertazione (quasi un tardivo flusso di coscienza) alla fin fine Santippe pare voler rivalutare la sua esperienza matrimoniale: seppur severa nel suo giudizio verso gli uomini in generale e quelli sposati in particolare, come sulle donne che tradiscono ed ingannano l'altro sesso, invita alla tolleranza o meglio ad un sano realismo. Non serve, dice, indagare sulla vera natura del proprio uomo, basta accettarlo così com'è da vivo e da morto; d'altronde, «la morte di un marito è un così grande dolore che nessuna donna ci rinuncerebbe».

Nella foto: Lella Costa
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