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Sergio Ortu
29 febbraio 2004
Infermieri, un sogno rientrare ad Alghero e trovare lavoro
La lettera di alcuni infermieri emigrati e in attesa di rientrare in città dopo anni di lavoro nei migliori nosocomi del settentrione

Si parla tanto di carenza di personale infermieristico negli ospedali algheresi come di tutto il comprensorio dell’Asl 1, di infermieri costretti a rinunciare ai riposi, alle ferie per coprire le turnazioni e poi dei famigerati concorsi. Ma una voce diversa viene spesso ignorata e non si sa per quale mero motivo. Si tratta dei numerosi infermieri emigrati nella penisola, passati poi di ruolo previo concorso, e che da tempo attendono il trasferimento nella loro terra d’origine. Trasferimento potenzialmente possibile viste le carenze d’organico, eppure tale procedura non si concretizza a meno della solita raccomandazione. “Abbiamo scelto di emigrare per trovare lavoro e poi passare di ruolo con la speranza di tornare a casa-scrivono in una lettera aperta una decina di infermieri di Alghero, Sassari e altri paesi del territorio- ma nonostante ci sia la possibilità di offrire un servizio migliore all’utenza le nostre richieste di trasferimento giacciono in chissà quale cassetto”. Profonda amarezza acutizzata dalla presa di coscienza che nell’isola il personale serve, ma si attendono i concorsi che non arrivano mai o se si bandiscono, i tempi di svolgimento delle procedure sono biblici. ”Ma perché non si favorisce nel frattempo il rientro a casa di tanti lavoratori-si chiedono legittimamente gli infermieri firmatari della lettera-qualcosa che certamente allevierebbe almeno un po’ le carenze di organico, ma soprattutto arricchirebbe la qualità del servizio.” C’è da evidenziare infatti su quest’ultimo aspetto, che molti infermieri lavorano in rinomate strutture sanitarie del settentrione e hanno acquisito competenze professionali che certamente aumenterebbero la qualità del servizio offerto negli ospedali cittadini dove il personale presente lotta per coprire i turni e fornire all’utenza tutta l’assistenza che necessita. “Speriamo -concludono nella lettera gli infermieri emigrati- che il nostro sfogo serva a qualcosa e attendiamo di tornare a casa nostra per offrire un servizio alla nostra comunità”.
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