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14 gennaio 2021
Contagi in corsia, ecco il mio calvario
Di seguito la testimonianza di una paziente ricoverata presso le cliniche mediche di Sassari, al centro di un nuovo focolaio covid. Ecco il suo drammatico racconto

SASSARI - Di seguito la testimonianza di una paziente ricoverata presso le cliniche mediche di Sassari, al centro di un nuovo focolaio covid. Ecco il suo drammatico e coinvolgente racconto.
Il mio calvario ha avuto inizio a dicembre, quando dopo diversi sintomi di malessere fisico che mi portavo dietro da diverse settimane sono stata ricoverata nelle cliniche mediche di Sassari. Finalmente avevo la possibilità di individuare la mia patologia. Gli esiti degli esami mi hanno costretto a passare più tempo di quanto potessi prevedere all’interno dell’ospedale, tenendomi lontana dalla mia famiglia e facendomi perdere anche la proclamazione di laurea di mio figlio. Mi sono comunque fatta forza e ho aspettato che il quadro clinico si stabilizzasse.
Finalmente dopo molti giorni di ricovero i medici hanno deciso di dimettermi per poter iniziare i cicli di chemioterapia in day hospital nel reparto specifico, ma non prima di aver svolto il test molecolare nasofaringeo. Dopo sette tamponi negativi mi apprestavo a fare l’ottavo, poi avrei potuto finalmente cominciare i cicli di chemio. L’esito del tampone però questa volta non sarà buono: sono positiva al Covid-19. Il 12 gennaio, proprio il giorno in cui avrei dovuto cominciare la chemioterapia, all’interno del mio reparto c’è un focolaio Covid e mi trovo dentro una situazione dove medici, infermieri e OSS lavorano in una situazione di disagio e difficoltà estrema, una situazione fuori controllo che vede il mio reparto privato delle quotidiane pulizie per due giorni, dove persino la colazione viene servita alle 11 del mattino.
Non sono la sola in questa situazione, come me ci sono i numerosi operatori sanitari e pazienti, molti dei quali sono già stati portati nei reparti di malattie infettive. È un disagio generale in cui un personale nettamente insufficiente cerca di soddisfare in tutti i modi le esigenze dei pazienti rimasti nel reparto, ritardando inevitabilmente la somministrazione delle terapie, dei pasti e non riuscendo a rispondere a tutte le chiamate dei pazienti. Non mi resta che aspettare di guarire anche dal Covid, contratto proprio nel luogo in cui pensavo di essere maggiormente protetta, nel luogo che, forse, non sempre viene salvaguardato dalle leggerezze.
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