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Cor 24 luglio 2022
L´appello: stato di emergenza sanitaria in Sardegna
Richiesta dello stato di emergenza sanitaria in Sardegna. La Rete Sarda a colloquio con il Prefetto di Cagliari, Gianfranco Tomao, per sollecitare il riconoscimento dello stato di emergenza sanitaria in Sardegna, a partire dal Sulcis Iglesiente
L´appello: stato di emergenza sanitaria in Sardegna

«Noi sardi siamo titolari di diritto alla salute, ma solo sulle Carte. Nonostante le lunghe lotte per rivendicare l’accesso alle cure, le nostre comunità non hanno avuto la forza di far valere questo diritto. E’ compito di uno Stato attento intervenire per garantire ad ogni cittadino e ad ogni comunità l’accesso ad una Sanità gratuita e di qualità. Lo Stato deve interrogarsi sulla sua assenza e assumersi la responsabilità di fronte alle Convenzioni dell’Onu, dei Trattati internazionali e della sua stessa Costituzione. La crisi di governo in corso non aiuta la nostra causa, ma per noi sardi non c’è mai una stagione politica favorevole. Lo Stato disattende il suo compito nel vigilare e garantire che i diritti non si violino. Questo principio va oltre le crisi dei governi». Così Claudia Zuncheddu portavoce Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica e Rita Melis, referente del Coordinamento Sulcis Iglesiente.

«La Sanità pubblica è in forte sofferenza in tutta la Sardegna e i costi che le comunità pagano sono altissimi in termini di vite umane. La situazione nel Sulcis Iglesiente, è tra le più drammatiche. E’ qui che si registra l’indice più alto di povertà a livello italiano ed è in testa per l’inquinamento ambientale. I dati sulla mortalità, resi pubblici da un recente studio epidemiologico dei medici Isde Sardegna sono molto preoccupanti. Lo Stato deve riconoscere l’emergenza sanitaria. Il Pronto soccorso del CTO di Iglesias è chiuso e quello del Sirai di Carbonia è imploso. Ad aggravare la situazione è la forte presenza di turisti e gli eventi imminenti di grande richiamo come il concerto del cantante Mahmoud. Accrescono i rischi per la sicurezza sanitaria».

«Nei due ospedali sulcitani mancano 105 Medici, 80 Infermieri, 30 Tecnici di laboratorio e Radiologia. I laboratori di analisi sono in crisi, sono chiuse persino le sale mortuarie del CTO. Al Sirai è stata chiusa l’Anatomia Patologica e tutti gli altri reparti sono a rischio di chiusura. L’Emodinamica in Cardiologia è attiva al 30 per cento. Nonostante l’altissima casistica di infarti del miocardio si può operare solamente dalle 8.00 alle 16.00. I casi di infarto che avvengono dalle 16.00 alle 8.00 dell’indomani nei giorni feriali, quelli del fine settimana e dei giorni festivi, vengono trasferiti con alti rischi a Cagliari. E’ drastica la riduzione dei posti letto e di tutte le sedute operatorie per carenza di personale. Per la drammaticità della situazione, la Rete Sarda sollecita il Prefetto per l’adozione di misure straordinarie per l’emergenza» concludono Claudia Zuncheddu portavoce Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica e Rita Melis, referente del Coordinamento Sulcis Iglesiente.
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