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G.M.Z. 21 aprile 2008
«Quando la politica si avvicina alla storia rischia di farsi male»
«Quando la politica si avvicina alla storia rischia di farsi male»

ALGHERO - Abbiamo chiesto un giudizio culturale sulla polemica nazionale intorno alla legittimità di festeggiare il 25 aprile, Festa della Liberazione, come una festa della Nazione e della Patria tutta, a Pasquale Chessa, giornalista e storico, autore del libro di successo "Guerra Civile 43-45-48", un libro edito dalla Mondadori due anni fa, che ha trovato critici sia nella sinistra radicale che nella destra nostalgica. Ad Alghero infatti ha sollevato un aspro dibattito la decisione del sindaco Marco Tedde di interdire l’esecuzione di "Bella Ciao", mito epico della Resistenza, nel corso dei festeggiamenti ufficiali.

Come giudica la censura di Bella Ciao? Fino a che punto si può riscrivere la storia?
«Non ci può essere un limite: è massimo compito dello storico riscrivere la storia. Di continuo! Per cercare di ricostruire i fatti storici così come si sono svolti e non come si vorrebbe fossero stati. E solo dopo affidare i fatti alla libera interpretazione collettiva. Invece capita che la politica cerchi di sostituirsi alla storia. L’anno scorso, quando Marcello Dell’Utri annuncia di aver ritrovato in Svizzera i “veri “ diari di Mussolini, pretende di sostituire il suo giudizio politico su Mussolini antitedesco alle analisi e alle ricerche di tutti quegli storici che avevano già studiato quei diari scoprendo unanimemente che erano falsi, anzi falsissimi».

Si dice però, che sia stata la sinistra a strumentalizzare la storia…
La ricerca storica, soprattutto quella di sinistra perché la destra non ha mai avuto una storiografia all’altezza, ha avuto ragione delle interpretazioni di parte della Resistenza. Lo stesso uso del concetto di guerra civile ha incontrato profonde ostilità nella cultura di sinistra. Ma questo non giustifica l’idea che ora la destra debba vendicarsi del passato, per una sorta di ritorsione storica tardiva, riaprendo le ferite della guerra civile vera con una nuova guerra civile politica.

Si dice che Bella Ciao è una canzone che divide…
«La storia d’italia è purtroppo fatta di divisioni: Cavour contro Pio IX, Garibaldi contro i Borboni, mangiapreti contro clericali, fascisti e antifascisti, comunisti e anticomunisti… Gli storici italiani però hanno saputo cercare e trovare una ricostruzione che negasse le contrapposte divisioni. E oggi credo che divida molto di più negare i fatti che vengono commemorati e festeggiati il 25 aprile invece che considerarli come un patrimonio acquisito della coscienza collettiva. È stato un processo lungo e travagliato, che ha coinvolto nel profondo la coscienza nazionale, ma qualsiasi discussione e polemica non potrà mai negare che il 25 aprile ha vinto, per fortuna, Bella Ciao e ha perso Giovinezza. Persino Fini dice che il fascismo fu un male assoluto!»

Lei pensa che si debbano mettere sullo stesso piano la memoria di chi ha combattuto dalla parte dei nazifascisti e chi con i partigiani?
«Non credo alla memoria condivisa. Ciascuno si tenga le sue memorie. Credo invece che gli storici italiani, seppure fra mille sfumature, soprattutto quelli di centrosinistra, gli antifascisti insomma, hanno saputo dare alla coscienza collettiva una storia unica e completa delle vicende del paese». Pasquale Chessa racconta un aneddoto di Vittorio Foà, che fu imprigionato al prima volta nel 1935 perché protestava contro la Guerra d’Etiopia. Così Foà rispose a un senatore del Movimento sociale, nostalgico fascista e combattente della Rsi, peraltro suo amico, che si compiaceva del fatto che partigiani a fascisti potessero convivere nello stesso parlamento. «Un bel lieto fine: ma è perché abbiamo vinto noi antifascisti che tu puoi chiacchierare qui con me, perché se aveste vinto voi invece, tu saresti ancora qui, ma io di sicuro sarei ritornato per sempre in prigione». Ecco perché si può ancora cantare Bella ciao!

Nella foto Pasquale Chessa e la copertina di "Guerra Civile 43-45-48", edito dalla Mondadori
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