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Sara Alivesi 9 dicembre 2008
Povertà, baracca in via Lido
Da qualche giorno è possibile scorgere un rifugio di fortuna sulla trafficata arteria cittadina, in balia del vento e delle intemperie. Allarme povertà anche ad Alghero
Povertà, baracca in via Lido

ALGHERO - 2,6 milioni le famiglie povere in Italia, 336 mila solo in Sardegna. Questi numeri allarmanti sono gli ultimi dati forniti dall’Istat sull’emergenza povertà nel nostro paese. Un fenomeno in crescita e di cui si deve tener conto della multidimensionalità dei fattori che lo causano. Precarizzazione del lavoro, riduzione del welfare, fragilità familiare e la recessione economica che sta vivendo tutta l’Europa sono le cause più rilevanti della condizione di miseria dilagante.

La città di Alghero con il suo alto tasso di disoccupazione rispecchia la drammatica situazione italiana. Le segnalazioni riguardano non solo problemi si sussistenza, ma anche numerosi casi di persone senza fissa dimora. A livello di distretto, gli operatori riuniti attorno ai tavoli tematici hanno stimato un numero di interventi per i senza tetto quantificabile in 100-140 casi all’anno (di cui 60-70 ad Alghero, 30-40 a Ittiri, 20-25 nel territorio). Il solo Assessorato ai Servizi Sociali del Comune catalano ha ben 8 casi di povertà estrema in carico. Negli ultimi giorni nella centrale via Lido, a ridosso della spiaggia, è visibile a chiunque il “rifugio di fortuna” di un senzatetto. Vecchi ombrelloni e buste di plastica sono il solo riparo sopra la testa di questo "clochard" algherese, nonostante le piogge e i venti inarrestabili di questi giorni.

I 23 comuni del Distretto Sanitario di Alghero hanno presentato alla Regione il progetto “Né di freddo, né di fame”. Il programma di interventi di contrasto alla povertà dei comuni del Plus promuove una serie di iniziative e richieste: primo fra tutti, un finanziamento di 180 mila euro per una casa alloggio ad Alghero, il potenziamento del servizio Caritas; e la creazione di un servizio di accompagnamento e assistenza.

Tuttavia, la povertà, in tutte le sue forme e sfaccettature, richiede risposte complesse ma concrete. Dunque bene l’assistenzialismo ma che non indebolisca una sana impresa di sviluppo. Il sociale ha bisogno di tutta una serie di investimenti, in particolare per l’occupazione che emancipa i soggetti dal bisogno e dalla protezione passiva.

Nella foto il rifugio di fortuna sulla trafficata via Lido



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