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Marcello Simula 16 luglio 2004
Che tristezza questa crociata contro gli ambulanti della passeggiata
Millantare cocenti e improbabili necessità economiche della città, rivendicare luoghi invasi o rubati, allarmarsi per la perdita d’identità sotto il numero sempre crescente di immigrati, è tutto troppo facile
Che tristezza questa crociata contro gli ambulanti della passeggiata

Ultimi giorni per le bancarelle in passeggiata. Appena possibile si passa in via Vittorio Emanuele. È una vittoria per i negozianti, dicono, visto che gli ambulanti rubavano lavoro ai poveri e onesti commercianti algheresi. La voce braccialetti e collanine evidentemente deve avere una forte influenza nel registro entrate dei venditori nostrani. Lo sa bene il nostro assessore, così ligio e ferrato nelle cause che contano…
Probabilmente chi, dopo anni di tentativi, sta riuscendo a ghettizzare lo spettacolare mercato che dava colore al lungomare non si muove a suo agio nella notte algherese. Eppure, fatto curioso, recentemente proprio l’assessore è stato avvistato in contemplazione di cinque ragazzi di colore che improvvisavano una jam session con i bonghi. È stato come vederla, questa volta ben dipinta nel suo sguardo, una triste emarginazione intellettuale.
Non serve lanciarsi in piccole crociate personali che niente danno alla comunità e che appagano una volontà di potenza un po’ “mattaresa”. L’esito, lo vediamo, è una furia cieca, disgregante e illogica, che rischia di ridimensionare in negativo l’immagine dell’amministrazione Tedde e della città che rappresenta. Qua non si parla di Alcalde ne’ di Zorro, quelli sono ruoli che lasciamo ai bambini a carnevale. Il signor “Lui” – terrore nel nominarlo? – pare sia stato chiamato in causa solo per dare un po’ di colore a frasi farsesche.
È un problema, questo, che sta su un altro piano. Qua si parla di tolleranza e relativismo culturale, di comunicazione globale, della miscela delle piccole culture locali all’interno di un panorama sempre più esteso. Il regime di libero scambio è più vantaggioso rispetto all’autarchia, e questo vale sia per l’economia che per la cultura.
Che piaccia o no, queste sono le coordinate entro le quali si muove la questione. Millantare cocenti e improbabili necessità economiche della città, rivendicare luoghi invasi o rubati, allarmarsi per la perdita d’identità sotto il numero sempre crescente di immigrati, è tutto troppo facile.
Non è con queste idee sguaiate che si prende coscienza dei problemi e dei mali che affliggono Alghero. Se dei casi difficili davvero ci sono, bisogna per prima cosa riappropriarsi del metodo per affrontarli. E i problemi si affrontano tutti a partire da un dubbio, mai da una certezza.
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