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Red 3 febbraio 2010
Caos Alcoa, salta il banco a Roma
Chiusura degli impianti di Portovesme dietro l´angolo. Nuovo vertice convocato per lunedì prossimo. Durissime le parole di Cappellacci. Proteste dei lavoratori fino a tarda notte
Caos Alcoa, salta il banco a Roma

ROMA - E' durato tutta la notte il sit-in dei lavoratori sardi di Alcoa davanti a Montecitorio, dove alle 20.30 di ieri ha preso il via l'atteso faccia a faccia tra l'Azienda e il Governo, alla presenza del Governatore Ugo Cappellacci e Gianni Letta, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri. Solo brutte notizie: Tavolo rimandato a lunedì prossimo e chiusura degli impianti di Portovesme sempre più vicini (5 febbraio).

L'Alcoa, in pratica, non accetta le garanzie proposte dal Governo sul decreto energia: nel cuore della notte, intorno alle 2, arriva l'epilogo peggiore per il vertice romano sul futuro dell'alluminio in Italia. "No" che matura dopo quattro ore di confronto interno dell'Alcoa: i dirigenti italiani non sono riusciti a convincere il quartier generale di Pittsburgh ad accettare le richieste del Governo.

Gianni Letta, ha chiesto formalmente all'Alcoa di non chiudere le fabbriche prima del nuovo vertice di lunedì. Per Ugo Cappellacci invece, «il comportamento dell'azienda è sconcertante e intellorabile». «Non possono pensare - ha aggiunto il Governatore - di continuare all'infinito questo gioco al rialzo poco rispettoso della dignità dei lavoratori e dell'impegno degli interlocutori istituzionali. Dinanzi ai provvedimenti concreti del Governo, alla mobilitazione del popolo sardo, all'appello del pontefice, i vertici della multinazionale avrebbero dovuto dare segnali di affidabilità, anzichè chiederli agli altri».

«A questo punto forse e'giunta l'ora che il Governo escuta la garanzia e ponga in essere, anche mediante l'investimento delle risorse provenienti dalla sanzione, le azioni necessarie a stipulare un nuovo patto territoriale per lo sviluppo, per favorire la nascita di nuove realta'produttive ed offrire un'alternativa occupazionale ad un territorio gravemente ferito dalla crisi. Chi non è credibile - ha concluso Cappellacci - non può essere un interlocutore gradito».



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