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Sara Alivesi
4 marzo 2010
Tore Sechi: «io, clown di corsia»
Giovani algheresi che viaggiano, studiano e si realizzano professionalmente in Italia e all’Estero. Salvatore Sechi è uno di loro, lavora nell'ospedale di Padova e fa parte di un'associazione che promuove l'attività di clown di corsia
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ALGHERO – Giovani algheresi che viaggiano, studiano e si realizzano professionalmente in Italia e all’Estero. Salvatore Sechi è uno di loro, classe 1981, si è laureato in scienze psicologiche dello sviluppo e dell'educazione all'Università degli Studi di Padova, città dove ora ricopre il ruolo di coordinatore del Servizio gioco e benessere del dipartimento di Pediatria ed è il vice-presidente dell’associazione "Dottor Clown Padova".
Iniziamo dal tuo lavoro, di cosa ti occupi nel nosocomio padovano? Lavoro all’interno della struttura organizzativa del dipartimento che si occupa delle attività psico-educative per il bambino ospedalizzato, organizzando tutte quelle attività che rendono l'ambiente ospedaliero meno traumatico per l'autostima e la salute psicologica del bambino che da un giorno all'altro si trova in un ambiente “estraneo”. L’associazione di cui sei vice-presidente fa parte di questo lavoro? Sono strettamente legate anche se da una parte coordino e dall’altra vivo l’esperienza. Il fine però è lo stesso: garantire il diritto alla felicità di quei bambini e genitori che soffrono. La mia associazione promuove attività di clown-terapia in ospedali pediatrici e altre strutture socio-sanitarie come case di riposo e si prefigge l'obiettivo di curare col sorriso, sfruttando le connessioni reali che ci sono tra il nostro essere “psicologico” e il nostro essere “fisiologico”. Da quanti anni sei diventato un clown di corsia? E' da 6 anni che faccio quest'attività. Ho iniziato a farlo, impressionato anche dalla tv che ne parlava, perchè mi attirava profondamente fare un attività “buona” che guardasse alla felicità, al lato buono della vita, al vedere il lato positivo anche nelle tragedie quotidiane. Questa grande passione è diventata anche un libro… Si, nel Maggio 2009 ho scritto “Clown di corsia: un naso rosso per l'umanizzazione delle cure pediatriche”. E’ un libro edito dal Centro Servizio per il volontariato di Padova dove racchiudo quelle che sono le mie considerazioni, conoscenze e curiosità sulla maschera più piccola del mondo al servizio del piccolo ospedalizzato. Nel libro ho tentato di diffondere quel miracolo che avviene ogni settimana nelle corsie di pediatria, il sorriso che coccola e guarisce attraverso anche le testimonianze di genitori, volontari e operatori. Il tutto è corredato dalle fotografie delle attività in ospedale per mostrare anche attraverso immagini cosa significa la “riso-terapia”. Ne è seguito anche un altro, di cosa parla il tuo secondo libro? Ricorda la convenzione dei diritti del fanciullo che, per la prima volta ratifica il bambino come una figura indipendente rispetto agli adulti, con dei diritti propri. Il volume racchiude articoli sull'applicazione della convenzione, sul diritto alla salute e all'istruzione e il sul diritto al futuro e alla felicità. La cornice fotografica del volume è legata alla missione Argentina dei dottor clown padova, dove i volontari clown offrono animazione e momenti di gioia ai piccoli di una barraccopoli di Posadas nella provincia di Misiones. Una “missione di felicità” tra Padova e l’Argentina, e Alghero? Mi piacerebbe estendere l’associazione e le nostre attività nei centri ospedalieri e per anziani della mia città. E’ un progetto certamente non semplice da realizzare e in futuro potremo riuscirci. Nel frattempo inizio con il portare ad Alghero la mostra fotografica collegata alla pubblicazione del libro, verso la fine di aprile. La organizzeremo con la libreria Il Labirinto e l'associazione Alghenegra di Alghero. Seguiranno la prima tavola rotonda a livello regionale sulle associazioni che si occupano di clown.terapia nel territorio sardo; spettacoli clown per bambini e laboratori di formazione. Quanto è importante questo lavoro nella tua vita? Non è un mestiere semplice per molti versi. Quello che vedi, senti e provi non puoi lasciarlo alle spalle e chiudere una porta dietro. I bambini e le loro malattie ti rendono fragile, a volte impotente ma regalare quegli attimi di sorrisi e di risate ti riempie la giornata, la vita. Per questo il mio lavoro, che è anche la mia passione, è molto importante per me e anche per gli altri. Nella foto: Salvatore Sechi |
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