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S.A.
20 aprile 2010
«Giù le mani dai fari della Sardegna»
L’onorevole del Pdl Mauro Pili ha presentato un’articolata interrogazione ai Ministri della Difesa e dell’Economia lanciando l’allarme sul patrimonio sardo messo in vendita dallo Stato

ROMA - «Il Ministero della Difesa fa l’immobiliarista con i beni della Sardegna. A Venezia, da sabato a domenica, ha esposto, nel silenzio più assoluto, i gioielli sardi da proporre al mercato immobiliare. Tutto ciò è fuorilegge». L’onorevole del Pdl Mauro Pili non usa mezzi termini e nel presentare un’articolata interrogazione ai Ministri della Difesa e dell’Economia lancia l’allarme: «La Regione rischia di perdere un patrimonio immenso se non verrà bloccato il gravissimo precedente che il Ministero della Difesa sta portando avanti senza alcun rispetto dello Statuto Autonomo della Sardegna.
«Si tratta – sostiene il deputato sardo con documenti alla mano - di centinaia di metri quadri di immobili posizionati sui tratti di costa più affascinanti dell’isola, ettari di costa, e soprattutto panorami mozzafiato. La Sardegna, quella dei fari, per tre giorni è finita in una mostra a Venezia. Non era, però, una mostra di bellezze naturali o architettoniche ma un vero e proprio mercato immobiliare dove si vende e si compra». L’inserimento dei fari della Sardegna nell’elenco dei beni del Ministero della Difesa è un'appropriazione indebita - secondo il parlamentare del Popolo delle Libertà - e anticostituzionale.
L’articolo 14 dello Statuto Speciale della Sardegna al secondo comma dice che i beni e i diritti connessi a servizi di competenza statale ed a monopoli fiscali restano allo Stato, finchè duri tale condizione. «La norma – osserva Pili nell’interrogazione presentata in Parlamento – non può dar luogo a dubbi interpretativi». Infatti, nel caso dei fari, la stessa cessazione di connessione a servizi statali è venuta a concludersi nel momento in cui l’amministrazione dello Stato li ha posti in vendita.
«Lo sviluppo turistico su quei beni è da perseguire, ma non lo può e non lo deve perseguire il Ministero della Difesa» dice Pili che elenca i «gioielli di famiglia» esposti nei cataloghi della mostra veneziana: dal faro di Olbia, a quello di Carloforte; dall’isola dell’Asinara a Capo Mannu ad Oristano. Tutto questo nell' «incomprensibile silenzio sulla vicenda». Per questo, oltre che in Parlamento, l'onorevole sardo annuncia, se necessario, anche il ricorso alle carte bollate: «Se entro questa settimana non verranno messi in essere atti ufficiali per bloccare la violazione del nostro Statuto con la restituzione conseguente dei beni alla Regione proporrò un’azione giudiziaria collettiva del popolo sardo per il rispetto dello Statuto».
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