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Sara Alivesi
18 febbraio 2011
Condanna a morte dei punti nascita sardi | Alghero
Nascite | La Regione segue l'indirizzo del Governo sui tagli dei punti nascita minori. Tra questi dovrebbe esserci Alghero dove i parti non raggiungono le 500 unità annuali ma dove da oltre 9 mesi il reparto resta chiuso
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ALGHERO – Il reparto di Ostetricia di Alghero riaprirà? Forse, e poi probabilmente richiuderà. Dopo il Governo la conferma arriva dalla Regione: i punti nascita minori sono destinati a chiudere. La nascita e la morte, sono le due contraddizioni di questo interminabile capitolo dell’ospedale civile cittadino, ma non solo. Con 28 voti contrari, 23 favorevoli e 3 astenuti, ieri (giovedì) il Consiglio regionale ha respinto la mozione presentata dal Centrosinistra sulla delicata questione. Il voto è stato preceduto dalla replica della prima firmataria Francesca Barracciu (Pd) che si è dichiarata insoddisfatta delle risposte dell'assessore alla Sanità Antonello Liori e dei consiglieri regionali di maggioranza.
«Forse la riorganizzazione è necessaria - ha commentato la consigliera regionale del Partito Democratico - ma bisogna arrivarci con il ragionamento e con il confronto e non con gli interventi con l'accetta». La mozione 108 mirava alla riorganizzazione in tutti i territori dell’isola, in deroga ai parametri stabiliti a livello nazionale, 500 nascite all’anno, che non tengono conto delle condizioni geografiche e della viabilità. In Sardegna ce ne sono 23, ma ne verrebbero soppressi 14 (tra cui Alghero) se fosse rispettato il parametro minimo. L'opposizione ritiene impossibile garantire il diritto costituzionale alla salute se le donne sarde in gravidanza saranno costrette a rivolgersi esclusivamente a nove ospedali, quattro dei quali a Cagliari. «Non pensiamo minimamente di chiudere ospedali periferici, ma nel caso specifico le scelte sono prese non partendo da presupposti di tipo economico, ma dalle necessità di garantire condizioni di sicurezza e qualità del servizio adeguati alle donne e agli operatori delle strutture di assistenza ostetrica», ha risposto Liori. Ma la qualità non passa sempre e solo per i numeri, e in particolare cosa succede quando non si forniscono i presupposti per raggiungerli tali numeri, verrebbe da chiedere a chi governa. Prendiamo Alghero, un esempio a caso: nel 2010 ci sono stati 194 nati, il reparto è stato chiuso il 15 giugno, ma nel maggio dello stesso anno i parti risultavano in crescita di circa 70 unità rispetto al 2009, quando ce ne erano stati 323. A fine febbraio ancora non si sa nemmeno quando riaprirà il reparto, ma si assiste solo ad un rimbalzo di vergognosi annunci e smentite che si inseguono ormai da mesi. E così capita che all'indomani dell'indirizzo della Regione di tagliare sulla base dei parametri nazionali, la volontà di avere una testimonianza diretta dai sanitari che ci lavorano, non è possibile poiché le interviste devono essere concordate e autorizzate dall’Azienda Sanitaria. Non resta che porla autonomamente qualche questione, in attesa di replica. La Asl n.1 avrà davvero l’intenzione di affrontare le problematiche relative ad un miglioramento e una crescita costante? Perché ad un blocco regionale di tale portata, come potrebbe essere quello dei punti nascita, non corrisponde un’offerta alternativa, una ristrutturazione globale rispettosa di un’ostetricia degli anni 2000? Non occorre essere un medico, ma anche solo una donna, per sapere che nella umanizzazione del percorso nascita, nell’accoglienza, nella variabilità delle modalità di parto e nel miglioramento del rapporto tra madre e neonato, si possono trovare le risposte. |
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