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Il Quotidiano di Alghero
11 marzo 2012
EDITORIALE | Non è un Paese per donne
L'editoriale di Alguer.it
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La festa è passata. Ma molte voci di donne hanno voluto ricordare che non si può parlare di festa, nel senso ludico e consumistico, ma casomai di una commemorazione per la «giornata della donna». L'8 marzo ricorda la morte di centinaia di operaie in un incendio di una fabbrica a New York nel lontano 1911. Un ricordo che deve funzionare come un monito, se si ragiona sulla condizione femminile contemporanea. Perché non ci sono solo i buchi neri di una inferiorità sociale fondata sulle leggi e sulle istituzioni storicamente maschili, dall’Afghanistan all’Arabia Saudita, ma anche nelle società aperte dell’Occidente liberale e democratica vivere da donna costringe a una sfida esistenziale quotidiana.
Non si tratta solo di ideologia. Ma anche di interesse nazionale. Per esempio in Italia, come ha spiegato la sociologa Chiara Saraceno sulla Repubblica, una maggiore uguaglianza per le donne potrebbe contribuire in maniera consistente al recupero produttivo dell’economia italiana. Invece fanno fatica ad imporsi in un sistema paese che penalizza la donna che lavora. In Italia, ad esempio, si laureano di più e meglio - il 15,7% contro il 13% - ma vengono pagate almeno il 13% in meno. Il lavoro temporaneo è più diffuso tra il "gentilsesso", ancora debole nelle cosiddette "stanze dei bottoni". Eppure gli esempi virtuosi non mancano. Per la prima volta in Italia il ministro Guardasigilli è una donna, l’avvocato Paola Severino. Ma insieme a lei, scelti fra le élite professionali del paese, altri due ministri di rango sono donne: Anna Maria Cancellieri, già prefetto, nientemeno che all’Interno e soprattutto Elsa Fornero, al Welfare, per combattere l battaglia per la riforma del lavoro, impegnato in un tavolo a maggioranza femminile con altre due donne che hanno saputo rompere convenzioni sfavorevoli come Emma Marcegaglia, capo dei padroni della Confindustria, e Susanna Camusso capo dei lavoratori, o di una parte rilevante in quanto segretario della Cgil. Ma nonostante queste «perle», secondo il rapporto che studia le differenze fra uomini e donne (The global gender gap 2011 stilato dal World economic forum) l’Italia si trova al posto numero 74. Il posto migliore per essere donna è infatti l’Islanda. Per essere mamma la Norvegia. Mentre le migliori aspettative di vita per le donne si trovano in Giappone. Anche Alghero avrebbe potuto essere un «paese per donne». Considerazione amara, da un punto di vista femminile, perché la colpa non è stata degli uomini. Se non fosse mancata l’intesa che le ha portate separate, Rosa Accardo - sostenuta da Sel, Alghero Viva, Cantiere Sociale, un Comitato nato ad hoc e i Comunisti Italiani - oppure Maria Graziella Serra di C'è un Alghero Migliore, avrebbero vinto le primarie per il centrosinistra avendo ottenuto insieme circa 2000 voti, ben 340 in più del candidato uomo del Pd, Stefano Lubrano, che così è riuscito a vincere con 1660 voti. Sarebbe servito probabilmente capirsi di più, un passo indietro e uno avanti, la politica in altre parole, ma per una volta in città avrebbe parlato al femminile. Un'impresa più ardua da realizzare per Maria Grazia Salaris, candidata "indipendente" nella corsa a Sant'Anna, dopo essere stata ex assessore ai Servizi Sociali e unica donna nella passata Giunta Tedde. Perché non sarà facile per lei sola soletta riuscire a battere le macchine politiche degli schieramenti di centrodestra e centrosinistra. Soprattutto se, come ormai sembra possibile, la candidatura al centro di Francesco Marinaro renderà più difficile la campagna di Mario Conoci e di Stefano Lubrano. Figuriamoci per la Salaris. I tempi sarebbero invece maturi, secondo le algheresi che siamo andate ad intervistare nella giornata dell'8 marzo. Ciò che colpisce dalle loro testimonianze è la consapevolezza della forza nella gestione quotidiana della vita: madri, mogli o fidanzate, lavoratrici, assistenti, amiche, "tutto si può fare è necessario solo organizzarsi". Peccato che sia più difficile - quasi impossibile - con un solo asilo comunale e servizi assistenziali ridotti all'osso (le casse comunali sono ai minimi storici). In un territorio, quello algherese, dove il disagio sociale emerge non solo dalle liste di collocamento o dalle graduatorie per le case popolari – che non si costruiscono da oltre dieci anni - ma dalle statistiche dello sportello provinciale anti-violenza che mette Alghero al secondo posto (dopo Sassari) per le maggiori richieste di aiuto. E forse anche noi di Alguer.it dobbiamo fare un approfondito esame di coscienza, per non aver messo in evidenza la questione femminile, fra le questioni politiche su cui misurare il valore dei candidati alla poltrona di sindaco. Anche perché fra i politici l’argomento non ha suscitato finora grande interesse. Serve molto di più che l'ottimismo e la speranza per una giovane algherese, che aspiri a vivere e lavorare nella propria città per più di tre mesi all'anno, e senza un cognome che conta. Di questo si devono ricordare i nostri politici, quelli che aspirano a governare a partire dai prossimi mesi. Allora anche le donne saranno grate, anche se solo per un giorno, di poter festeggiare. |
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