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Red 18 luglio 2012
«Il carcere di Sassari è un lager»
Lo ha detto il deputato sardo Mauro Pili all’uscita dal sopralluogo blitz di stamane dal carcere di San Sebastiano a Sassari
«Il carcere di Sassari è un lager»

SASSARI - «Non ci sono altre definizioni per descrivere l’inferno del carcere di San Sebastiano a Sassari, celle di 7 mq per 3 detenuti, rubinetti a secco per gran parte della giornata, condizioni strutturali al limite del crollo, carenze di organico superiori al 40%». Lo ha detto il deputato sardo Mauro Pili all’uscita dal sopralluogo blitz di stamane dal carcere di San Sebastiano a Sassari. «Ho trovato una situazione insostenibile sul piano igienico-sanitario e di totale invivibilità della struttura. L’assenza dell’acqua che ho personalmente rilevato in gran parte delle celle è il fatto più grave che si possa riscontrare a luglio in una struttura carceraria come questa. Chiunque sia responsabile delle condizioni igienico-sanitarie della struttura non può continuare a coprire una situazione che non è sostenibile sotto alcun punto di vista».

«La struttura deve essere urgentemente chiusa con l’immediato trasferimento dei detenuti in una delle strutture nuove a disposizione del sistema carcerario sardo. Se nelle prossime ore il Ministro della Giustizia non disporrà con proprio atto contigibile ed urgente lo svuotamento integrale del carcere di San Sebastiano presenterò agli organi competenti della Magistratura una formale denuncia per le condizioni disumane in cui operano decine di operatori penitenziari oltre che degli stessi detenuti. È un passo ineludibile al quale nessuno può sottrarsi se ha un minimo di senso di responsabilità e di rispetto delle norme di carattere igienico-sanitario che devono regolare la gestione di una struttura collettiva come un carcere».

«Ho verificato condizioni strutturali dell’edificio che mettono a rischio l’incolumità di personale e detenuti, l’ultimo piano della struttura carceraria risulta precluso all’accesso e nella rotonda di smistamento dei bracci viene segnalato un pericolo crolli che ha fatto interdire lo spazio anche al tradizionale candeliere di metà agosto. Si tratta - prosegue l’ex Presidente della Regione - di una situazione abbondantemente oltre il collasso e il trasferimento di 30 detenuti previsto per domani mattina non cambierà in alcun modo il contesto di degrado del carcere di San Sebastiano di Sassari».

«In qualsiasi struttura pubblica senza acqua, a prescindere dalle ragioni di tale mancanza, si dispone l’immediata chiusura. In questo caso, invece, si è preferito tenere nascosta una situazione che anche in virtù del caldo di questo mese rende la struttura carceraria un vero e proprio inferno in grado di mettere in pericolo l’incolumità degli stessi agenti penitenziari». «Ho parlato con decine di detenuti e con gli stessi operatori i quali mi hanno confermato la carenza ormai strutturale dell’acqua nelle celle, già di per sé invivibili, che sta rendendo esplosiva la situazione in carcere. L’appello che rivolgo al Ministro non può attendere ulteriormente una risposta forte e chiara che faccia immediatamente chiudere quello che appare agli occhi dei più un vero e proprio lager».
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