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Red 9 agosto 2012
"Ittiritmi" con Franca Masu e Moni Ovadia
La cantante catalana presenta un progetto dedicato al mare. Nella stessa sera, anche il concerto di Claudia Bombardella. Gran finale con "Senza Confini. Ebrei e Zingari"


ITTIRI - Anche questo fine settimana Ittiri diventa il punto in cui convergono le musiche del mondo: dai canti del Mediterraneo a quelli dell'Europa dell'Est, passando per l'Oceano Pacifico. Tutto in compagnia di tre grandi esponenti italiani della ricerca musicale nel campo delle tradizioni: Moni Ovadia, Franca Masu e Claudia Bombardella. La ventiduesima edizione di "Ittiritmi" riparte sabato 11 agosto alle 21.30 nei Giardini Pubblici con i canti di Claudia Bombardella. La musicista, originaria del Lussemburgo, ha saputo imporsi per la sua ricerca sulla vocalità e per la capacità di studiare e interpretare musiche di ogni angolo del pianeta. Il suo spettacolo "Leggende, Strumenti e Voci dei Popoli" spazia dall’Armenia all’Algeria, passando per la Mongolia e l’Oceano Pacifico ("dove gli spiriti amano ancora danzare"), fino ai popoli della Groenlandia, e di nuovo verso l’Europa sulle tracce dei popoli nomadi.

Il secondo spettacolo della serata, "Encontres" è anche la seconda produzione originale (dopo "Limbas", presentata sabato scorso) di questa edizione. In primo piano la voce di Franca Masu, cantante algherese ormai simbolo della tradizione catalana, e il fisarmonicista Fausto Beccalossi. Attorno al duo, quattro danzatrici della compagnia di danza Estemporada che si muoveranno sulle coreografie di Livia Lepri. "Encontres" evoca un perenne ritorno giocando sulla forza attrattiva del mare che respinge e chiama a sé, di continuo, tutti i suoi figli. L'onda incessante prende la forma di melodie catalane e sarde che accarezzano il fado portoghese e il tango argentino.

Lo spettacolo finale, domenica 12 agosto, vedrà in scena Moni Ovadia e la sua orchestra di otto elementi. L'artista è stato capace di dare vita a un teatro musicale unico nel suo genere: Ovadia ha contribuito a diffondere la cultura yiddish a cui si ispira, dandone una lettura contemporanea. Lo spettacolo “Senza confini. Ebrei e Zingari” (sempre alle 21:30 ai Giardini) è un recital di canti, musiche, storie Rom, sinti ed ebraiche che mettono in risonanza la comune vocazione delle gente in esilio. Ma è anche una performance che unisce le tracce poetiche e le barzellette ebraiche da una parte; i ritmi incalzanti delle sonorità e delle melodie zingare e klezmer dall'altra. Per Moni Ovadia è “un piccolo ma appassionato contributo alla battaglia contro ogni razzismo”.

I due popoli fratelli a lungo hanno marciato fianco a fianco nella sorte, ma da dopo la persecuzione nazista, le strade si sono divise. Gli ebrei hanno cambiato la loro storia, hanno conquistato una terra, una nazione e il loro statuto di vittime del nazifascismo il loro immenso calvario ha avuto pieno riconoscimento. Il popolo rom invece continua spesso a subire il pregiudizio, l’emarginazione. Per Moni Ovadia è compito della musica e del teatro civile scardinare conformismi e convenienze nati dalla logica del privilegio, per proclamare la non negoziabilità della libertà e della dignità di ogni singolo essere umano. E questo spettacolo è una buona occasione per collegare fili solo apparentemente lontani.
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