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Red
18 giugno 2013
In house: 850 operai a rischio in Sardegna
Tutti i dipendenti delle 14 aziende in house presenti nelle pubbliche amministrazioni corrono il rischio concreto di essere licenziati e, conseguentemente, i servizi erogati. Il 30 giugno la scadenza dei termini. Appello Cisl in Regione

SASSARI - E’ più che mai urgente che il Presidente della Regione, nei prossimi giorni, convochi un tavolo con sindacato, Assessorato degli Enti Locali e Province sarde per affrontare e definire una volta per tutte il destino delle società In house presenti in Sardegna e partecipate da Province o Comuni. «Circa 850 lavoratori, dipendenti da 14 aziende in house, corrono il rischio concreto di essere licenziati e, conseguentemente, i servizi erogati - pulizia scuole, manutenzione arredo urbano, manutenzione aree cimiteriali, etc – bloccati se non addirittura cancellati».
Così il Segretario regionale della Cisl Sardegna, Giovanni Matta, che sottolinea come dapprima i provvedimenti nazionali, adottati dal governo Monti, poi il referendum sulle province sarde, che di fatto le ha cancellate e le mancate deliberazioni conseguenti, mettono in queste ore in discussione il mantenimento delle esperienze occupazionali e produttive delle aziende in house, che – ricorda – impegnano gran parte dei lavoratori, provenienti dai vecchi bacini di lavoratori socialmente utili (Lsu), che senza un provvedimento legislativo, da adottare entro il 30 giugno, corrono il rischio di perdere il lavoro.
«I sindacati hanno già incontrato l’assessore, che si è impegnato a garantire la prosecuzione dei servizi e conservare i posti di lavoro. Ma perché ciò si avveri, occorre una norma che deve andare di pari passo col provvedimento di riforma delle nuove province incagliato nei meandri del Consiglio regionale. Il tempo stringe - conclude Giovanni Matta - il 30 giugno è prossimo: la Cisl sarda ritiene che un’iniziativa forte del Presidente della Regione e della politica sarda possa accelerare i tempi di definizione della norma e garantire la prosecuzione dei servizi e del lavoro».
Foto d'rchivio
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