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Monica Caggiari
28 agosto 2005
Isole, terzo appuntamento teatrale con La Soffitta
Nella rassegna ideata dalla Compagnia Teatro d’Inverno è andata in segna la rappresentazione dei piemontesi “Fuma che ‘nduma”, interessante commistione tra teatro, circo e danza

ALGHERO - «Il bambino non c’è più – è morto!» Il senso dell’affermazione che, in un teatro a luci spente, ha aperto il terzo appuntamento della rassegna “Isole” della Compagnia Teatro d’Inverno, non è certo letterale. “La Soffitta”, interessante commistione tra teatro, circo e danza della Compagnia piemontese “Fuma che ‘nduma”, si presenta in maniera forte, per proseguire poi in modo delicato e fiabesco. Il racconto, ambientato in una soffitta che raccoglie giocattoli e ricordi d’infanzia, si sviluppa attorno a quattro personaggi. Il primo è un bambino, che, crescendo, accatasta nel solaio i giochi che hanno accompagnato la sua infanzia. L’adolescenza e l’età adulta che incombono, risvegliano i gingilli di un’età che sembrava svanita. Un’aggraziata ballerina, prende vita e scende dal suo carillon, mentre una sorta di clown di pezza, esce da una polverosa cassapanca e un altro pupazzo si anima, liberandosi da una gabbia, che gli costringe il capo.
Il ritorno alla vita è lento, graduale, ma inevitabile. Le tre figure cominciano ad interagire, in un gioco che alterna complicità ed antagonismo e che si dipana lungo un percorso, contrassegnato da notevoli performance acrobatiche e avvincenti giocolerie. Lo sguardo si concentra sulle palline rosse, due, tre, fino ad arrivare a sei, lanciate in aria e afferrate con matematica precisione. Dal gioco si passa alle esibizioni acrobatiche, incredibili e notevoli, che per un attimo fanno sembrare gli attori–atleti veramente dei pupazzi, snodati e leggeri, che sfidano la gravità e i limiti imposti dallo spazio scenico. Di particolare pregio è l’esibizione della ballerina, che sale sull’altalena al chiaro di luna per volteggiare pericolosamente sospesa a circa tre metri dal palco e senza imbracatura, con il sottofondo musicale ideato da Corrado Gallo. Altre acrobazie e prodezze atletiche guidano il racconto fino all’irruzione nella soffitta del bambino, ormai adolescente o forse già adulto, che coglie l’atmosfera e riscopre la sua infanzia attraverso i trastulli che l’hanno animata. Ciò che sembrava perso era solo accantonato, dimenticato tra polvere e teli; pronto per il ritorno alla vita, accolto dal pubblico con un lungo applauso ai bravi interpreti, la ballerina Elena Burani e ai due acrobati–giocolieri, Fabio Nicolini e Francesco Sgrò, diretti da Giuseppe Porcu, nel ruolo del bambino, che compare all’inizio e in conclusione.
Una nota a parte meritano le introduzioni alle proiezioni cinematografiche, che hanno seguito, quasi completandoli, gli spettacoli teatrali. Le presentazioni, curate da Alessandra Sento, della Società Umanitaria di Alghero, hanno, infatti, permesso al pubblico di cogliere aspetti non solo narrativi dei filmati proiettati in 16 mm, ma anche elementi tecnici, indispensabili per poter cogliere la valenza di opere, che hanno “fatto” la storia del cinema.
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