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Luigi Coppola 8 dicembre 2005
Mario Scaccia incanta Alghero
Debutto al Teatro Civico per l’attore romano. Checov restituisce la cittadinanza al rinnovato palco algherese. Gran pubblico nel primo spettacolo della rassegna di prosa 2005/2006 allestita da Cedac Sardegna. Sul palco straordinario duetto con Edoardo Sala
Mario Scaccia incanta Alghero

ALGHERO – Dopo due rinvii sul calendario ufficiale, si schiude il sipario alla “prima” del rinnovato Teatro Civico d’Alghero. “Il Canto del Cigno”, nell’adattamento di Giorgio Serafini Prosperi, restituisce la cittadinanza al nobile salotto catalano, consegnandogli la funzione più alta: la Commedia dell’Arte. Patron della Compagnia Molière, della qual è direttore artistico, (la stessa funzione ricopre al Teatro Politeama di Catanzaro), Mario Scaccia irrompe nel buio della scena, interpretando se stesso. “…M’hanno chiuso in teatro! Sono Mario Scaccia…” Scrosciano giù gli applausi: caldi e forti, quasi ad esorcizzare la grandinata che pochi istanti prima frusta Alghero in una tempesta da notte surreale. L’attore romano, decano della prosa italiana del Novecento ritenuto dalla critica accreditata l’erede naturale d’Ettore Petrolini, alla veneranda età di 86 anni ha tenuto la ribalta, nella cifra dei Grandi interpreti. Concedendo una serata speciale, all’altezza della regale e commossa platea, accalorata in una piacevole posa di rinnovata belle epoque. Con Edoardo Sala: allievo, spalla, compagno di lavoro, attore di prosa col pedigree autentico, viaggia in un percorso letterario. La storia della vita, i Grandi Classici, storici e artistici uniti nello stesso destino: l’inno al Teatro, quello fatto con il cuore e l’energia del quotidiano. Un realismo puro che si confonde nell’esperienza del vissuto, rendendo quasi vana la scissione fra uomo e attore. Non è solo la traversata del Novecento, vissuta nelle sue produzioni. Tante, troppe per essere racchiuse in cento minuti di recitazione. Un compendio della Storia dell’Arte e Letteratura per proseguire senza paura, nonostante le umane debolezze e la caducità senile. “..Il passato: No ! bisogna guardarsi dal passato. Guardo al futuro con la speranza dei miei 86 anni. Sembra una battuta ! (applausi) - Guardo solo avanti come un vaccino che mi somministro da me…” La sacralità d’Amleto, Shakespeare, G. Cesare, Molière è spezzata con un linguaggio schietto, talvolta colorito dalle venature romanesche che non ne dissacra i testi, ma li rende attuali al pubblico che apprezza e applaude. Viaggio guidato dai Maestri del secolo scorso: Montale, Miller, Quasimodo passando per D’annunzio, Manzoni fino a Totò e Petrolini, il diletto. L’atterraggio urbano nella società contemporanea prevede un’apologia su Roma, fantastica e pensata con la Poesia di Trilussa. Un Teatro che rivela, spesso cura i mali di sempre: l’anoressia del lavoro, la povertà dell’euro, la vacuità della televisione. La notte (sulla scena) è passata: l’alba nasce, il Maestro riposa. La bella danzatrice balla l’ultimo canto del cigno. Dopo i minuti d’ovazione, con il pubblico in piedi, attendiamo l’uscita dei protagonisti. Una mini conferenza con affezionatissimi nel vicolo umido e nero di pioggia. Attore, autore, regista, scenografo, direttore e imprenditore teatrale. Quale definizione preferisce per riconoscersi e cosa vuol fare da grande? Sorride protetto da paltò e cappello: “L’attore, solo l’attore..!” Ha interpretato se stesso in Cechov. E’ considerato l’erede di Petrolini ma sappiamo i suoi importanti trascorsi con Edoardo. In cosa si sente più vicino a questi autori? – “…Hanno amato il Teatro come l’amo io. Quello vero, il Teatro Teatrone. Questo è quello che amo e che ho fatto con uguale passione…”. Edoarda Sala ricorda le passate puntate ad Alghero: “…Interpretai qui “La scuola delle mogli” di Molière (ripreso questa sera ndr) e “Chicchignola” di Petrolini…L’incontro della vita? Con Edoardo nel 1972. Con tanti compagni della Compagnia di Canto Popolare a Napoli….” E’ tardi e l’affettuoso “..fatece annà a cenà…” accompagna l’ultimo autografo. Tornate presto in Sardegna? “Perché no ce l’auguriamo…” Dopo i successi del tour sardo (Carbonia, Oristano, Tempio e Olbia), aspettano Treviso e Asti. Poi un mese di repliche a casa: il Teatro Cometa di Roma abbraccerà il suo Mario.

Nella foto Mario Scaccia
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