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Luigi Coppola
11 gennaio 2006
William Shakespeare affolla il Verdi di Sassari
In scena al teatro Verdi la seconda commedia della stagione di prosa Cedac. Sul palco la coppia Simoni Bonacelli diretta da Marco Bernardi. Grande interpretazione di Corrado d’Elia

SASSARI – Il pubblico delle grandi occasioni affolla il parterre del teatro Verdi a Sassari, lunedì 9 gennaio per la prima de l’Enrico IV di W. Shakespeare. La nota esatta è in una nutrita presenza dei giovani e giovanissimi fra le file della platea a testimonianza del forte richiamo esistente per i testi classici. L’opera, prodotta da una collaborazione del Teatro Stabile di Sardegna e dallo Stabile di Bolzano, s’avvale di una compagnia di dodici attori. L’impianto scenico verte su un ambiente storico molto vasto. Due tempi, ognuno dei quali costituito da cinque atti, narrano le vicende susseguitesi fra il 1399 e il 1413 a causa d’Enrico IV, principe di Galles ed i ribelli autonomisti scozzesi. La storia lunga ed articolata in varie situazioni, vive sul contrasto allegorico sulla caduta ed il riscatto dei tre grandi protagonisti cui ruota l’azione. Il re Enrico, interpretato da Carlo Simoni, Falstaff, un brillante Paolo Bonacelli ed il principe di Galles (il giovane Corrado d’Elia) creano una contesa fra la morale dell’ascesa e la caduta dei potenti. Da una parte i consigli militari e gli scontri bellici perpetuati dai fedelissimi di re Enrico contro i ribelli del nord. Dall’altra il gioco dissoluto di Falstaff che insieme al giovane principe di Galles, Enrico V, consuma una vita godereccia abbandonata all’opulenza ed innaffiata dal dolce moscato. Proprio l’interpretazione di Paolo Bonacelli assurge a figura principale dello spettacolo. Incarna tutte quelle tipicità ben note a casa nostra. Abile nella sana menzogna, furbo nel pericolo, ruffiano (o come si direbbe in loco, lonfio) col potente di turno, estimatore dell’eccesso a tavola come altrove, boccaccesco in più riprese quando ha necessità d’esprimere la sua opinione. Nella seconda parte della commedia, il felice sodalizio tra il figlio del re e Falstaff, prosegue nelle bettole. Cessa improvvisamente con la morte del re ed il profumo del potere che materializza la corona sul capo del rampollo, pronto a disconoscere il fido compagno di scherzi e bravate. A Falstaff non resta che prendere atto della cocente delusione, figlia del potere e del “nuovo” primato della politica, non disponibile a vecchie confidenze e frequentazioni. Corsi e ricorsi storici che dalla caducità dell’uomo riflettono la realtà della sostanza. I minuti incessanti d’applausi che accompagnano le tante uscite dei protagonisti sul palco, confermano la grandezza dell’autore inglese, dopo circa tre ore di gran prosa.
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