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A.B. 18 giugno 2015
Sanità: al via Piano regionale prevenzione
Ventiquattro programmi per 6milioni di euro di investimento nel 2015, 12milioni per ogni anno nel triennio 2016-2018. Sono questi i numeri del Prp approvato dalla Giunta Regionale
Sanità: al via Piano regionale prevenzione

CAGLIARI - Ventiquattro programmi per 6milioni di euro di investimento nel 2015, 12milioni per ogni anno nel triennio 2016-2018. Sono questi i numeri del Piano regionale di Prevenzione approvato dalla Giunta Regionale, su proposta dell’assessore della Sanità Luigi Arru. «La Sardegna ha ora un piano di prevenzione coerente con il nuovo piano nazionale - afferma il titolare della Sanità - e adeguato alle specificità della nostra Regione». Il Piano Regionale di Prevenzione è il quadro strategico pluriennale delle politiche di promozione della salute e di prevenzione, adottato dalla Regione dopo l’intesa Stato-Regioni che, nell’approvare il Piano Nazionale di Prevenzione stabilisce che tutte le Regioni elaborino il proprio Piano, declinando le linee guida nazionali in progetti, programmi e metodologie sulla base delle esigenze del territorio. «Il livello di partecipazione nella fase di pianificazione è stato altissimo - ha spiegato l’assessore Arru - una equipe multidisciplinare composta da nove gruppi di lavoro, con circa 150 persone impegnate tra operatori sanitari e socio sanitari appartenenti all’area della Prevenzione umana e veterinaria, dei servizi territoriali e ospedalieri. Ancora, rappresentanti degli Assessorati dell’Ambiente, Agricoltura, Pubblica Istruzione e Sport, e agenzie ed Enti come la Polizia Stradale, l’Anci, l’Inail e altri che voglio ringraziare per il proficuo lavoro».

I principi che guidano il Prp sono la trasversalità, l’intersettorialità, la sostenibilità, l’evidence based prevention, l'equità e il contrasto delle diseguaglianze e la centralità delle persone all’interno delle comunità, la valutazione e il monitoraggio degli interventi oltre alla valutazione del rapporto costo/efficacia. «Serve un importante cambiamento culturale e organizzativo - ha detto Arru - molte attività di prevenzione non sono competenza esclusiva e responsabilità del Dipartimento di prevenzione, ma sono distribuite in tutta l’Azienda sanitaria, con un approccio multidisciplinare e multiprofessionale alla prevenzione. Il contrasto della povertà e delle diseguaglianze rappresenta una delle priorità di intervento in quanto aumentano l’esposizione di rischio a malattie, e dunque alla mortalità». Tra i dieci macro obiettivi previsti dal Piano di Prevenzione, cinque sono novità del 2015: gli screening neonatali dei disturbi neurosensoriali, la promozione del benessere mentale nei bambini adolescenti e giovani, la prevenzione delle dipendenze, legata a progetti come “Una scuola in salute”, la riduzione alle esposizioni ambientali potenzialmente dannose e il rafforzamento delle attività di prevenzione in sicurezza alimentare e sanità pubblica veterinaria. Gli altri cinque punti includono la riduzione delle morbosità, mortalità e disabilità per malattie croniche non trasmissibili, la prevenzione degli incidenti stradali e domestici, infortuni e malattie professionali.

E l’obbiettivo di riduzione della frequenza di malattie infettive ed infezioni. Per ogni obbiettivo, sono previsti dei programmi significativi, tra i quali “Una scuola in salute”, “Passi d’argento” e “Sicurezza alimentare”, “Una comunità in salute”. Inoltre, esiste un programma di sviluppo e potenziamento dei sistemi di sorveglianza e risposta alle emergenze infettive e di quelle trasmissibili tramite vettori animali. I programmi hanno degli obbiettivi specifici, azioni da intraprendere, indicatori e valori attesi e un piano di monitoraggio e di valutazione dei risultati. «Si stima che per ogni milione speso per la prevenzione ci sia un risparmio di 3milioni sul fronte delle cure - ha evidenziato l’esponente della Giunta Pigliaru - si tratta dunque di un investimento ad alto valore aggiunto per la nostra Regione». I dati elaborati dal gruppo di lavoro preposto mettono in evidenza numeri significativi.

La prevalenza dei fumatori nella popolazione sarda è del 27,1percento, il valore atteso per il 2018 è meno 5percento. La percentuale “baseline” dei consumatori di alcol a rischio in Sardegna supera il dato nazionale: 19,3percento contro il 16,7percento nel resto dello Stivale. Il valore regionale atteso è una riduzione del 15percento. La Sardegna è invece regione degna di nota per la quantità di frutta e verdura consumata: più di tre porzioni quotidiane per il 55,9percento della popolazione, contro il 46,7percento delle altre regioni. L’obbiettivo è avere un aumento del 10percento. Per ciò che concerne l’attività fisica di giovani e meno giovani, si punta ad un aumento del 30percento e del 15percento per gli ultrasessantacinquenni. Il Piano di prevenzione prevede anche la ridefinizione dei percorsi di screening. L’obbiettivo entro il 2018 è estendere al 100percento l’indagine diagnostica del tumore della cervice uterina, del colon retto e della mammella, e l’uso esclusivo del test Hpv-Dna in tutte le Asl, l’estensione del programma di screening mammografico (+58percento) e colorettale (+65percento). Attraverso accordi interistituzionali, sarà avviato un programma di sorveglianza epidemiologica salute/ inquinanti ambientali, per realizzare uno studio di esposizione a contaminanti, ai quali determinate popolazioni sono esposte, e definire e adottare atti di indirizzo in tutto il territorio per la gestione coordinata di problematiche sanitarie attribuibili all’inquinamento ambientale.

Nella foto: l'assessore regionale Luigi Arru
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