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A.B.
16 aprile 2016
Italia Unica: allarme Sogeaal
Incontro ad Alghero promosso dal partito. Non c’è solo l’addio di Ryanair. «Si rischia il fallimento della Sogeaal e il licenziamento di decine di dipendenti», è stato detto oggi. Ancora nessuna traccia della ricapitalizzazione annunciata dalla Regione Autonoma della Sardegna

ALGHERO - Si è parlato dell’addio di Ryanair, ma anche della situazione della Sogeaal, la società che gestisce l’aeroporto di Alghero, in occasione dell’incontro pubblico promosso ieri sera (venerdì) da Italia Unica nella sala conferenze della Misericordia, in Via Giovanni XXIII. La smobilitazione della compagnia irlandese inciderà pesantemente sul futuro del turismo nel nord ovest della Sardegna e non solo. Infatti, sarà l’intera economia del territorio a risentirne. Tutto questo, vede la Regione Autonoma della Sardegna in prima fila sul banco degli accusati.
Ma c’è un altro aspetto che non viene sufficientemente messo in evidenza e che costituisce una spada di Damocle che incombe sul futuro dello scalo algherese. A febbraio, la Giunta Regionale aveva trionfalmente annunciato che avrebbe proceduto con la ricapitalizzazione della Sogeaal di 10milioni di euro. «Siamo molto preoccupati. La ricapitalizzazione ancora non c’è stata, con il conseguente rischio di insolvenza che grava sulla società di gestione dello scalo», hanno messo in evidenza i dirigenti di Italia Unica che sono intervenuti all’incontro. Per il Coordinamento Cittadino, hanno preso la parola Leonardo Correddu e Tonina Soggia, per il Coordinamento sassarese Elena Vidili e Alessio Paganini, oltre a Gianni Pandino per il Coordinamento Regionale.
«Siamo in una situazione di stallo. La Giunta, con l’assessore Deiana, dice, ma poi non mette in pratica la ricapitalizzazione. Si rischia il commissariamento. E soprattutto una serie di drammatici licenziamenti di personale», hanno ripreso i coordinatori di Italia Unica. «In questa fase, si è finora discusso molto di Ryanair e invece si è tralasciata la “bomba” Sogeaal. La preoccupazione nostra riguarda soprattutto l’occupazione, con trecento persone che potrebbero perdere il loro lavoro».
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