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Monica Casu
26 giugno 2003
E' l'amore il vero collante della globalizzazione
Capita di scoprire il 14 febbraio che la tenerezza degli adolescenti è una formidabile forza che travolge i confini degli stati, con un vigore invincibile davanti al quale non possono nulla né gli antiglobal né Osama Bin Laden, né la polizia religiosa islamica, né i fanatici induisti
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In un momento in cui la parola guerra scorre con frequenza e velocità tra i discorsi del mondo, parlare di amore sembra quanto meno indispensabile. Amore che va oltre i confini spazio temporali, amore che va incontro allaglobalizzazione e non una globalizzazione imposta dal tanto vituperato imperialismo americano, i diciottenni di Riad o di Bombay scoprono che il loro cuore batte – per le loro belle coetanee – allo stesso modo in cui batte il cuore dei ragazzi di New York, di Roma, di Londra o Madrid per le ragazze di qua. Dunque il più formidabile e "pericoloso" agente della globalizzazione non lavora alle dipendenze della Cia, ma sta nascosto in ogni fibra dell'essere umano, a qualsiasi latitudine palpiti, nel suo inestirpabile desiderio di amare e di essere amato, nell'avventurosa scoperta del proprio "io" attraverso un "tu".
Con buona pace di tutti coloro che teorizzano il "relativismo culturale", la natura umana esiste ed è la stessa dovunque, sotto tutti i cieli e in ogni angolo del pianeta chiede di essere rispettata nella sua dignità e nelle sue aspirazioni. E, con buona pace dei "moralisti" va detto pure che non è il "famigerato consumismo" a indurre e produrre tale domanda, ma semmai è il contrario, è quella invincibile aspettativa di vita, di essere, di amore che cerca di dissetarsi con piccoli surrogati, beni simbolici non durevoli, e non sazia mai la sua sete. Per questo capita di scoprire il 14 febbraio che la tenerezza degli adolescenti è una formidabile forza che travolge i confini degli stati, con un vigore invincibile davanti al quale non possono nulla né gli antiglobal né Osama Bin Laden, né la polizia religiosa islamica, né i fanatici induisti. Significativa è la storia, ricostruita da Romeo de Maio – di come nacque la festa degli innamorati: Siamo nella Roma del XV secolo. Il cardinale Giovanni Torquemada, zio del più famoso Tommaso, era un uomo dottissimo (fu protagonista del Concilio di Basilea) e così autorevole da essere stato pure candidato al papato. Lettore assiduo di Agostino e delle sue Confessioni sapeva ben capire la natura umana e rimase addolorato e commosso scoprendo quante fanciulle delle famiglie povere, a Roma, non potevano coronare il loro sogno d'amore con i fidanzati a causa della povertà, finendo spesso a prostituirsi per necessità. Il prelato immaginò un'opera di carità che le aiutasse. Ne parlò a un altro cardinale, suo amico, il Carafa, illustre umanista. Insieme andarono dal papa, disposti anche a spendere del loro e Paolo II – sebbene fosse impegnato a progettare una crociata contro i Turchi che conquistando Costantinopoli stavano arrivando all'Europa – dette il suo consenso. Fu stabilito il 14 febbraio a cominciare da quell'anno, il 1465. In quella data ogni anno nella Chiesa di S. Maria sopra Minerva veniva fatta una solenne distribuzione di "doti" alle fanciulle povere. E – precisa De Maio – i beneficiari "non erano soltanto delle coppie giuridiche o dei soggetti sacramentari, erano innamorati". Una piccola curiosità per chi deciderà di festeggiare con il proprio amato o la propria amata San Valentino: Gli antichi greci e i romani, usavano cipolle, melograni, tartufi, miele e alloro perché ritenuti capaci di esaltare le virtù amorose. |
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