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A.B.
16 ottobre 2007
Sentenza tedesca: La reazione della “Fasi”
Anche i rappresentanti della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia, esprimono il loro sdegno sulla sentenza riguardante le violenze di un emigrato sardo sulla sua compagna

MILANO - I rappresentanti dei circoli del nord-est aderenti alla “Fasi” (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia), si sono riuniti a Venezia per discutere dell’organizzazione di una grande mostra su Francesco Ciusa, scultore, vincitore del primo premio alla Biennale Arte del 1907 con la “Madre dell’ucciso”. Ma l’occasione si è presentata quanto mai propizia, per parlare di uno degli avvenimenti più discussi del momento, cioè la sentenza del giudice tedesco che ha concesso delle attenuanti etniche a un emigrato sardo che aveva seviziato e violentato la sua compagna. I rappresentanti dei circoli sardi respingono i pregiudizi aberranti che informano questa decisione. Ricordano che i diritti delle donne hanno valenza universale. Ricordano anche che la Sardegna “terra di antiche civiltà”, ha sempre riservato alla figura femminile un rispetto particolare: dal culto della dea madre, nella civiltà prenuragica tremila anni prima di Cristo, al codice della regina Eleonora D’Arborea, che per prima in Europa, nel 1300 sanciva per la legge il rispetto dell’autonomia e della dignità della donna, punendo esemplarmente la violenza sessuale. Fino ai tempi moderni, quando non a caso, il più grande scultore sardo Francesco Ciusa esprime il più alto omaggio alla donna sarda. In particolare, i rappresentanti della “Fasi” esprimono solidarietà agli amici emigrati in Germania, che possono risultare in questo caso più esposti all’immagine offensiva e ai pregiudizi contenuti in questa sentenza.
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