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Marcello Simula
22 giugno 2004
Berlusconi, costretti a vergognarci del rappresentante che abbiamo eletto
Il premier, con l’ennesima sua boutade, fa un passo definitivo che lo estromette da un vero dibattito politico e si dispone chiaramente all’interno di una guerriglia ideologica

Ci deve essere una qualche maledizione in giro in questi ultimi anni, perché non è possibile che si sia costretti a vergognarsi così tanto e così sovente del rappresentante che abbiamo eletto. Il fatto è che fa male, perché volenti o nolenti Berlusconi è simbolo di un’Italia, e di quest’Italia facciamo parte tutti – il signor G disse per fortuna e purtroppo.
Il premier, con l’ennesima sua boutade, fa un passo definitivo che lo estromette da un vero dibattito politico e si dispone chiaramente all’interno di una guerriglia ideologica. Stavolta non si tratta di risposte al vetriolo a riesumati kapo tedeschi, o di corna sotto un sorrisetto da puer senex. No. Questa volta non gli è mica scappata la battutina.
Il Silvio nazionale, durante un recente convegno, ha parlato di “due Italie: una di persone perbene come noi e una di persone come loro. Dobbiamo evitare di consegnare il Paese a persone come loro”. È una sorta di dichiarazione di guerra che si spera che la sinistra non voglia raccogliere, è un fendente a tradimento che ha bucato gli schemi del dibattito politico democratico.
L’accusa, precisa nei reati, o pseudo tali, e dispersa negli accusati, parla di “un esercito di professionisti che, trattando con i dilettanti della nostra parte politica, li fa fessi, e mette voto su voto in più sul loro conto e meno sul nostro”. Insomma, la sinistra ha una rete organizzata di “professionisti” che truccano le elezioni, mentre i poveri innocenti della destra sono tanto immacolati da non accorgersene? Un quadro dalle tinte troppo decise, quasi surreale. Il caro Premier è stato ben attento nel dipingere la buonafede ingenua della destra quasi inerte davanti alla diabolica astuzia della sinistra. Ricordate i comunisti mangiabambini? Beh, siamo sulla buona strada.
Di sicuro non è una tecnica recente, ma qualcuno la deve ritenere ancora efficace: si demonizza l’avversario politico, si polarizzano le due compagini, accostando a una il bene assoluto, all’altra il ruolo dei “cattivi”. Un plauso a chi ha deciso e pianificato – perché non è stato qualcosa di casuale – di tirare fuori dal cilindro tale presunta accortezza demagogica.
Ad ogni modo, sono parole di sicuro effetto. Tanto ad effetto che lasciano insinuare qualche dubbio. Avete presente quel gioco comunicativo vecchio quanto la politica e la retorica dei sofisti? Dire qualcosa non perché si ha un informazione da condividere, ma perchè si vuole che nel lettore o nello spettatore abbia vita una reazione ben precisa – perchè lo si vuole condurre verso un’idea a lui estranea?
Ecco, questo è un tentativo di manipolazione della peggior specie. Sono frasi che mirano a ridurre la libertà di critica dei cittadini, che li sottovalutano. Evidentemente ci reputano facilmente plasmabili da tali mezzucci ideologici che speravamo nessuno disseppellisse – in primo luogo colui che dovrebbe essere rappresentante dei cittadini italiani e garante di una democrazia conquistata a caro prezzo.
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